IMMOBILI: il mattone è ancora un business, specie l’albergo cinque stelle

14 maggio 2013

La questione della convenienza dell’investimento immobiliare su quello della Borsa non è mai stata superata.
Dopo il ciclo della crescita, nel 2006, è iniziato un prolungato ciclo negativo che nel 2012 è stato quantificato in un meno 24,85%. All’andamento negativo ha contribuito non solo la caduta della domanda, ma soprattutto la politica economica seguita dagli ultimi governi.
Ora dopo le elezioni di febbraio il Paese può ripartire. Il mercato, seppur lentamente, si sta muovendo e gli osservatori segnalano l’interesse degli investitori stranieri verso l’Italia anche se si tratta, per ora, prevalentemente di interesse per la “casa delle vacanze”.
Di contro gli italiani guardano all’estero dove la gestione dell’immobile è più semplice, è gravata da meno imposte e tasse e la giustizia è più veloce.
Segnali positivi vengono anche dalle aste giudiziarie che mostrano lievi segnali di ripresa.
Incide sull’andamento del mercato anche l’interesse degli investitori, in particolare dei fondi immobiliari, verso gli alberghi cinque stelle che ancora hanno rendimenti privilegiati, attorno all’8%, molto meglio dei titoli di Stato o della Borsa.
Da questi segnali si può dunque affermare che è il momento giusto per riconsiderare l’investimento immobiliare magari guardando più all’alberghiero (previsto un aumento del 3% per il 2013) che al residenziale anche se questo ultimo, nei prossimi mesi, potrebbe offrire condizioni più vantaggiose.
Il mercato immobiliare alberghiero, anche nella provincia di Rimini, segue l’andamento delle città capoluogo e particolare apprezzamento viene rivolto alle strutture alberghiere di qualità, quattro e cinque stelle, già ristrutturati, con gli impianti a norma, con location centrale, in prossimità di strutture congressuali, shopping e, soprattutto, davanti al mare.
Se si pensa che dall’inizio della crisi la Borsa di Milano ha perso circa il 65% ed il mattone solo 25-30% ne deriva che l’investimento immobiliare continua anche adesso a dare vantaggi nel medio e lungo periodo sia come tenuta che come rendimento.

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AVVOCATI: al via lo sportello per i cittadini

5 maggio 2013

Dal 4 maggio 2013 è in vigore il Regolamento (n. 2 del 19 aprile 2013), approvato dal CNF (Consiglio Nazionale Forense), che contiene le “norme per le modalità di accesso allo sportello del cittadino” da istituire presso gli ordini degli avvocati entro il 30 novembre 2013.
“Lo sportello del cittadino”, che è sottoposto alla vigilanza dell’Ordine, ha il compito di fornire un servizio di informazioni e orientamento per la fruizione delle prestazioni professionali degli avvocati e per l’accesso alla giustizia, con esclusione di ogni attività di consulenza. Le norme escludono, in modo assoluto, l’informazione sui giudizi pendenti.
L’accesso allo sportello è del tutto gratuito ed il servizio viene reso da avvocati iscritti in un apposito elenco tenuto dal Consiglio dell’Ordine aggiornato ogni due anni.
Ciascun avvocato potrà presentare la domanda di iscrizione solo per l’elenco tenuto dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza e dovrà indicare le materie di propria competenza.
All’avvocato iscritto nell’elenco è fatto divieto di dirottare la clientela verso studi di avvocati e di assumere incarichi professionali dal cittadino, che si rivolge allo sportello, in relazione alla questione posta. Il divieto è esteso anche al coniuge, ai parenti fino al secondo grado, agli associati, ai soci ed ai colleghi di studio.
La consulenza viene fornita all’utente in forma libera e non è prevista la redazione del verbale relativo al servizio prestato.
Il servizio è finanziato dalla categoria forense, senza costi per la collettività e ad esclusivo vantaggio del cittadino.


TRIBUNALE DI BOLOGNA: l’immobile versato nel fondo patrimoniale è pignorabile

1 maggio 2013

Il Tribunale di Bologna con una recente sentenza decide per la pignorabilità del fondo patrimoniale quando il credito è di natura erariale (Irpef ed Irpeg) ovvero per contributi previdenziali, tasse automobilistiche e sanzioni amministrative.
Conformemente alla giurisprudenza della Suprema Corte il Tribunale ha affermato la piena responsabilità del fondo patrimoniale rispetto ai crediti, al di là della natura convenzionale o meno della relativa obbligazione, la cui fonte e ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza con le esigenze familiari.
Per il Tribunale felsineo, così come per la giurisprudenza prevalente, il concetto di “bisogno familiare” viene interpretato in modo estensivo ricomprendendo in esso, oltre alle esigenze primarie attinenti alla vita della famiglia – mantenimento, abitazione, educazione della prole, cure mediche, ecc. – in conformità con il potere di indirizzo della vita familiare in capo ai coniugi, anche i bisogni relativi allo sviluppo della famiglia ed al potenziamento delle capacità lavorative quindi non solo per le spese per le necessità primarie della famiglia, ma anche quelle per assicurare il tenore di vita prescelto.
Nella fattispecie di causa il Tribunale ha ritenuto quindi pignorabile il fondo patrimoniale perché il fatto generatore dei crediti consiste nello svolgimento di attività professionale da parte del “coniuge fondista” e sussiste una oggettiva relazione tra la produzione di reddito da parte di questi e la sua destinazione al mantenimento ed al sostentamento e sviluppo della famiglia. In buona sostanza il fondo patrimoniale è pignorabile in quanto i redditi derivanti dall’attività vengono destinati ai bisogni della famiglia … fatta salva la prova contraria che nella fattispecie non è stata data.
(Sentenza n. 820/2013 depositata il 14/3/2013).


LA CARTELLA ESATTORIALE: mini sanatoria per le cartelle di importo inferiore a € 2.000,00

29 aprile 2013

La cartella esattoriale è l’atto attraverso il quale l’Agenzia della Riscossione attiva il procedimento di riscossione per conto dell’Ente Impositore.
La cartella esattoriale è redatta conformemente al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze a pena di nullità, incorpora il ruolo e cioè il titolo in forza del quale si rende esecutivo il processo di recupero del credito nei confronti del contribuente e l’invito al pagamento entro il termine di sessanta giorni dalla notifica.
In questo senso si può dire che la cartella esattoriale si configura alla stregua del precetto sia per funzioni che caratteri.
Il modello della cartella di pagamento ha subito alcune importanti modifiche nel tempo, con l’obiettivo di renderlo uno strumento sempre più chiaro.
L’ultimo modello è stato approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 luglio 2012 ed è utilizzato per i ruoli emessi dagli enti creditori a partire dal 31 luglio 2012.
Ora sul fronte delle cartelle ci sono buone notizie per i cittadini, infatti la legge n.228 del 24/12/2012, c.d. “Legge di stabilità 2013”, ha previsto l’annullamento automatico delle “mini” cartelle esattoriali.
Questa legge prevede che decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa, quindi dal 1° luglio 2013, saranno annullate tutte le cartelle esattoriali per importi fino a euro 2.000 derivanti da ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999.
E’ importante sapere che ai fini del calcolo dell’importo di € 2.000,00 concorrono: capitale, interessi e sanzioni.
La sanatoria riguarda tutte le iscrizioni a ruolo a qualsiasi titolo e somme di qualsiasi natura e l’annullamento è di diritto e l’Ente Impositore procederà d’ufficio senza che il contribuente debba presentare alcuna istanza.
Per concludere va precisato che l’annullamento automatico delle cartelle di pagamento opera solo nel caso in cui vi sia stata inattività da parte dell’Agenzia della Riscossione alla data del 30 giugno 2013 e che la cartella porti l’iscrizione dei ruoli resi esecutivi entro la data del 31/12/1999.


AGENZIA DELLA RISCOSSIONE: CORRETTA LA NOTIFICA DELLA CARTELLA ESATTORIALE A MEZZO POSTA

2 aprile 2013

La pronuncia della CTP di Campobasso n. 219/01/2012 del 20/12/2012 sancisce che solo i soggetti tassativamente previsti dall’art. 26 D.P.R. 602/73 possono interporsi fra chi richiede la notifica ed il soggetto notificato. Di conseguenza in caso di notifica eseguita direttamente dall’Agente della Riscossione, per qualsivoglia atto che rientri nella sua competenza, la notifica dovrà essere ritenuta del tutto inesistente.
La decisione non è condivisibile.
La notifica eseguita dall’agente della riscossione ai sensi dell’art. 26 D.P.R. 602/73, come modificato dall’art. 12 D.Lgs. n. 46/99 è regolare.
Detta norma prevede espressamente che “la notifica può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso la raccomandata è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto”. Si rileva altresì che nel testo originario, prima della modifica ex D.Lgs. n. 46/99 era previsto che la notificazione potesse essere effettuata dagli ufficiali giudiziari. A seguito dell’entrata in vigore del citato decreto, invece, la notificazione è eseguita “dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra Comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale”. Non è contenuto, nella disposizione de qua , alcun richiamo all’art. 149 c.p.c. La norma è chiara e detta un regime speciale, prevedendo, in via alternativa alla notificazione da eseguirsi dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati o dai messi comunali, l’ipotesi di notifica a mezzo posta con raccomandata a.r.
Come già rilevato, non è espressamente previsto che tale ultima notifica debba essere eseguita con le modalità di cui all’art.149 c.p.c. Dal penultimo comma dell’art. 26 si desume, altresì, che la relata di notifica costituisce prova della notifica stessa in alternativa dell’avviso di ricevimento, e quindi solo nell’ipotesi in cui sia stata eseguita mediante ufficiali della riscossione o soggetti abilitati. Dunque può argomentarsi nel senso che il solo avviso di ricevimento è prova della notificazione quando è eseguita dall’esattoria a mezzo posta.
In conclusione, dall’analisi letterale, sistematica e combinata delle norme di cui sopra si desume che la notifica a mezzo posta può essere eseguita direttamente dalla società di riscossione e non tramite ufficiale giudiziario, nonché senza l’osservanza di cui alla disciplina dell’art. 149 c.p.c.
L’interpretazione suddetta è corretta anche in relazione alla natura dell’atto oggetto della notificazione e non può considerarsi lesiva del diritto del destinatario a proporre tempestiva opposizione.
La cartella esattoriale è, infatti, un titolo esecutivo stragiudiziale a forma vincolata e la notifica del suddetto non determina l’instaurazione di alcun rapporto processuale che sorge solo in via eventuale, in un momento successivo, ossia allorquando il destinatario propone opposizione.
E’ vero che la Cassazione ha affermato il principio secondo cui la mancanza della relata di notifica determina l’inesistenza della notifica stessa e di conseguenza la mancato instaurazione del rapporto processuale, ma lo ha confermato con riferimento alle ipotesi di notifica di atti giudiziari (cfr. Cass. 25.6.2004 n. 11853 in tema di notifica di atto di citazione), mentre la notifica della cartella esattoriale – che non è atto giudiziario – non è idonea a far sorgere alcun rapporto processuale.
Ancora va osservato che è certamente possibile stabilire l’esatta corrispondenza tra l’atto notificato e l’atto pervenuto in busta chiusa con il timbro postale.
Nella cartella esattoriale è esattamente indicato sul frontespizio il numero della raccomandata AR; il medesimo numero è altresì indicato sulla busta nonché sull’avviso di ricevimento. Quindi, sussiste la prova della corrispondenza di cui sopra tra atto notificato e atto pervenuto in busta chiusa con il timbro postale e sussiste altresì la prova che l’atto è stato ricevuto dal destinatario nella data indicata nell’avviso di ricevimento della raccomandata.
La giurisprudenza di legittimità, anche quella recente, è concorde nell’interpretazione esposta: Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, sentenza n. 15746 del 19/09/2012, Corte di Cassazione, Sez. VI, sentenza n. 1091 del 17/01/2013.


Addio patente per chi tampona

22 agosto 2010

Da il Sole24ore un interessante documento che proponiamo sul tema dlla sicurezza stradale promosso da questo blog:

Ora basta un banale tamponamento per restare subito appiedati. Una delle novità più “nascoste” della riforma del Codice della strada (legge 120/10) in vigore dall’altro ieri è il ritiro immediato della patente quando si commette un’infrazione che contribuisce a causare un incidente con lesioni a persone. E in un paese come l’Italia, dove spesso chi viene tamponato anche lievemente lamenta dolori al collo (il colpo di frusta) per percepire indebitamente un risarcimento assicurativo, restare senza patente all’istante diventa ancora più facile. Paradossalmente, la stessa riforma ora lascia invece qualche giorno di autonomia a chi commette un’infrazione ben più grave come l’inversione in autostrada. Ciò non toglie che ormai, a colpi di inasprimenti succedutisi negli anni, la casistica in cui scatta il ritiro della patente è tanto ampia da essere poco conosciuta e quindi la sua deterrenza reale è inferiore a quella potenziale. Ecco quindi un ripasso.
La novità
Fino a pochi giorni fa, in caso d’incidente con lesioni, si poteva continuare a guidare nell’immediato, salvo che si fosse commessa un’infrazione tanto grave da comportare già di per sé la sospensione della patente. La procedura stabilita dalla precedente versione dell’articolo 223 del Codice prevedeva l’invio del rapporto sul sinistro al prefetto, cui – dopo essersi consultato con la locale Motorizzazione – spettava decidere su un’eventuale sospensione provvisoria della patente fino a un anno, in attesa della sentenza del giudice. Ma nella prassi questo provvedimento scattava di rado, per cui la vera sospensione era quella poi comminata dal giudice, che poteva (e può tuttora) andare solo da 15 giorni a tre mesi (si può arrivare a due anni per lesioni gravissime, a quattro per omicidio colposo e alla revoca della patente in caso di alcol o droga).
Adesso non solo c’è il ritiro immediato, ma la sospensione provvisoria può arrivare fino a tre anni ed essere decisa senza sentire la Motorizzazione.
Il paradosso
Si può continuare a guidare dopo infrazioni gravissime come inversione e contromano in autostrada o su una strada extraurbana principale (quelle contrassegnate dal cartello uguale a quello di «inizio autostrada» ma su fondo blu anziché verde). Non perché la riforma abbia allentato le sanzioni, anzi: al posto della “semplice” sospensione della patente ora c’è la revoca, che però non prevede il ritiro immediato del documento. Dunque, si può continuare a guidare fino a quando il prefetto dispone formalmente la revoca.
Dopodiché, sempre per effetto della riforma, si potranno fare gli esami per una nuova patente solo dopo due anni (prima era uno solo).
Il riassunto
In generale, una licenza di guida può essere ritirata subito in 34 casi d’infrazione (riassunti qui a destra), raggruppabili fondamentalmente in due tipologie.
La più ricorrente è quella “per successiva sospensione”: quando si commette una violazione punita anche con la sospensione della patente (per esempio, eccesso di velocità di oltre 40 chilometri orari) e si viene fermati subito, l’agente ritira il documento e lo trasmette al prefetto, che poi determinerà la durata dello stop entro il minimo e il massimo previsti dal Codice. Quando non si viene fermati subito, il destinatario del verbale dovrà indicare chi guidava e a quest’ultimo arriverà poi il provvedimento di sospensione da parte del prefetto, con l’ordine di consegnare la patente.
C’è poi il ritiro “cautelativo”, previsto per evitare che un conducente continui a guidare in una condizione pericolosa. Quindi non è una vera e propria sanzione e termina appena sono state ripristinate le condizioni di sicurezza. Ciò può avvenire anche immediatamente (per esempio, quando si viene colti col carico mal sistemato e si è in grado di rimediare già sul posto). Altro caso classico è il ritiro previsto per patente scaduta: basta superare la visita di rinnovo per ottenere il documento.
http://mauriziocaprino.blog. ilsole24ore.com/

Quando si deve lasciare il volante
Alcol e droga
– Alcol (anche rifiuto del test)
– Droga (anche rifiuto del test)
Incidente
– Incidente con feriti (anche lievi) se si è commessa un’infrazione
– Fuga dopo incidente con danni gravi a veicoli e/o con danni a persone
– Omissione di soccorso (per incidente ricollegabile al proprio comportamento)
– Rifiuto di custodire il proprio veicolo sequestrato o con fermo amministrativo
– Circolazione con veicolo sequestrato, con fermo amministrativo (non ganasce fiscali) o con carta di circolazione
sospesa
Guida pericolosa
– Contromano in curva,
dosso, con limitata visibilità o su strada a carreggiate
separate
– Sorpassi vietati più
pericolosi (di tram e filobus fermi, di veicolo a loro volta in sorpasso o fermi a semafori o passaggi a livello, in curva, dosso, incrocio, strisce
pedonali o con scarsa
visibilità
– Guida di veicolo “potente” da parte di neopatentati
– Guida di veicoli di categoria diversa da quella consentita dalla propria patente
Per i soli professionisti
– Circolazione in giorni
od orari vietati ai mezzi
pesanti
– Irregolarità nei trasporti
eccezionali
– Taxi non autorizzato
– Sorpasso vietato ai mezzi
pesanti
– Accessori (gru, argani
eccetera) irregolarmente
sporgenti
– Infrazioni varie su tempi di
guida e di riposo
– Cronotachigrafo mancante, non omologato, manomesso o senza scheda conducente
– Limitatore di velocità
irregolare (tranne se alterato)

Divieto di circolazione
– Circolazione su strade
militari vietate
– Circolazione con malattie
invalidanti per la guida
– Su autostrade e strade
extraurbane principali,
circolazione sulla corsia
di emergenza o di
accelerazione/decelerazione
– Assicurazione falsa
– Guida con patente estera,
militare (o simile) non
convertita
Carichi
– Circolazione con veicolo fuori sagoma o fuori massa
– Carico mal sistemato, sporgente o che striscia per terra
– Ruota di scorta irregolarmente sporgente
– Carichi sporgenti non segnalati o irregolari
– Trasporto irregolare di merci pericolose
Eccesso di velocità
– Gara organizzata non autorizzata
– Sfida in velocità occasionale con altri conducenti
– Superamento limiti di velocità specifici per
neopatentati
– Eccesso di velocità da 41 km/h in poi


Evasori a prova di smentita

11 agosto 2010

Vanno maneggiate con cura le liste dei contribuenti che hanno affidato le loro ricchezze (o parte di esse) alle discrete banche di paradisi fiscali. L’ammonimento viene dai giudici tributari, secondo cui l’avviso è nullo se fondato su informazioni acquisite attraverso canali non ufficiali.
Il Fisco, che chiede ai contribuenti di rispettare le regole e di onorare i debiti, non può prescindere dalla correttezza. Anzi, dice la Cassazione: il Fisco non può giocare a carte coperte, anche le informazioni acquisite in modo rituale vanno citate nell’avviso per consentire al contribuente di difendersi. Non si tratta solo di dare il buon esempio, anche se l’argomento da solo basterebbe.
Se si guarda la questione dal punto di vista dell’efficienza dell’amministrazione, è bene che gli uffici si attrezzino per evitare contenziosi defatiganti e costosi. La buona notizia è che le Entrate sembrano aver imboccato la strada dell’intelligence a prova di smentita, se è vero (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) che la “lista Vaduz” ha innescato accertamenti conclusi con incassi per 25 milioni di euro.

Da Il Sole24ore