Rimini, scuola, Agenzia mobilità: sempre più privato e meno pubblico, oggi tocca al trasporto.

28 maggio 2017

La politica del liberismo che ha colpito il PD ed sindaco di Rimini continua a fare danni. Dopo la privatizzazione dei servizi scolastici ora l’amministrazione vuole proseguire mettendo mano ai trasporti scolastici privatizzando 29 linee con gravi ripercussioni sul servizio e sull’occupazione dell’agenzia Start Romagna. Dopo il rifiuto del sindaco che, da codardo, si è fatto sostituire dall assessore Morolli nell incontro con i sindacati, i dipendenti dell agenzia mobilita’ avevano ricevuto dall assessore assicurazioni di importanti investimenti in un settore ritenuto strategico per l’amministrazione comunale non solo per la popolazione scolastica ma per tutta l economia del territorio. Poiche’ l’amministrazione comunale riminese ha due facce l’assessore Morolli è stato immediatamente smentito dal sindaco che ha dato al proprio consigliere di Start disposizioni contrarie se è vero, come è vero, che questi, nel cda dell’agenzia mobilità convocata per il giorno dopo l incontro con i sindacati, ha votato contro la partecipazione dell agenzia mobilità al bando per il trasporto scolastico. Non v è chi non veda in questo comportamento la precisa volontà di andare a privatizzare un ulteriore servizio scolastico a favore delle solite persone, cooperative e/o aziende vicine al pd. Negli ambienti degli appalti circola già un nome su chi si aggiudicherà l appalto, alla faccia di Cantone, ma la lega nord vigilera’ per impedire che si ripeta un bando farlocco come quello del parcheggio di Miramare che, il sindaco per avere il sostegno in consiglio comunale, ha voluto aggiudicatario il comitato della pro loco di Miramare, il cui ex presidente milita nel patto civico, lista di maggioranza nella coalizione Gnassi.


Rimini, COMMISSIONE DI CONTROLLO E GARANZIA: IL PRESIDENTE CRISTIANO MAURI HA INVIATO LA CONVOCAZIONE PER IL 30 MAGGIO 2017

28 maggio 2017

La Commissione di controllo e garanzia del Comune di Rimini è stata convocata, dal Presidente Cristiano Mauri, per il giorno 30 maggio 2017, presso la sala del Comune, per conoscere tutti gli atti compiuti dalla Giunta sul campo nomadi e sulla ubicazione delle microaree atteso che, Sindaco e vice-sindaco, sono impegnati sul progetto già dal mese di luglio 2016 e quindi da circa dieci mesi.
Allo stato dei fatti, anche se la maggioranza è sempre più arroccata, per non far filtrare informazioni, come se l’amministrazione della città fosse una cosa tra privati, sembra che l’energica e ferma opposizione della Lega Nord, insieme ai Comitati cittadini, stia inducendo Sindaco e Giunta a revocare la delibera assunta il 29 luglio 2017.
Purtroppo siamo sempre ai “si dice”, ma molto di più dovremmo conoscerlo la prossima settimana quando chiederemo a Sindaco e Giunta di “vedere le carte”perché la Lega Nord, che sta sempre dalla parte di chi vuole concretamente migliorare la propria città, sia per quanto riguarda il benessere che la sicurezza, vuole sapere affinché anche a Rimini si possa parlare concretamente di “democrazia partecipativa”.
Ancora una volta, in Consiglio Comunale, abbiamo avuto il coraggio di “dire no”a quelli che intravedono, anche negli zingari, il business di alcune associazioni oltre alla ricerca dell’affermazione del proprio consenso.
E’ inimmaginabile quanto denaro l’amministrazione comunale di Rimini stia spendendo per lo studio e la progettazione delle aree e degli immobili, per la mediazione culturale e per rilevare e comprendere meglio i bisogni degli zingari, quando, proprio loro, hanno scelto di vivere in baraccopoli nelle periferie delle città ed hanno dimostrato per quaranta anni di non avere nessuna volontà di integrarsi.

Si continuano a scialacquare risorse finanziare pubbliche che sarebbe meglio, invece, destinare nello incremento dei progetti di disabili e invalidi.
Come gruppo della Lega Nord ed ex candidato unico del centro-destra, dico che noi tutti abbiamo il dovere di spegnere, contrariamente a quanto vuole farci credere la maggioranza, l’illusione che sette aree o sette casette siano idonee a cambiare usi e costumi di una popolazione nomade che da secoli mostra di non volersi integrare.