APT, pranzi truccati per avere rimborsi Grassi ai cronisti: «Dite che c’eravate».

9 agosto 2016

CESENATICO — In una mattina di fine luglio come tante, Fabio Grassi si presenta nella saletta stampa del Palazzo del Turismo di Cesenatico intitolato — paradossi del destino — al padre Primo. Lui è — da anni — il responsabile della comunicazione di Apt Servizi Emilia Romagna, la società pubblica di promozione turistica della Regione. Ma il suo incarico vale molto di più di un semplice ufficio stampa, infatti le sue decisioni, da Rimini a Bologna, hanno un peso fondamentale nelle strategie di promozione turistica della Regione. Lo scorso 29 luglio ha portato con sé una busta da cui spuntano i colli di tre bottiglie di vino. Si siede davanti a me e ad altri due colleghi. A tutti rivolgerà la stessa richiesta. Questo è quanto è accaduto.

I PRANZI TRUCCATI — Dopo qualche battuta sugli ultimi fatti di cronaca, illustra le ragioni della sua visita. «Siamo stati accusati dai 5 Stelle regionali di condurre un’attività di sperpero di denaro (pubblico, Grassi non lo dice ma si tratta dei fondi regionali disposti per la promozione del territorio, ndr) perché invitiamo i giornalisti. La verità è che in tutto il mondo funziona così». Quando entra nel dettaglio, arriva al punto che gli sta a cuore. «Stiamo esaminando le criticità dei nostri budget: in una di queste, nel 2015, ho usato il tuo nome — spiega rivolta a me —, e di questo mi scuso». In tutto sono otto episodi. Per me «parliamo di due casi: il primo alla friggitoria Da Ciro e il secondo all’Angolo Divino, spendendo rispettivamente 90 e 120 euro (dalla lista ufficiale compilata da Apt e resa pubblica dal Movimento Cinque Stelle, si tratta di due pranzi: uno del 16 febbraio 2015 con oggetto «Via Emilia/ Expo» e l’altro datato 8 aprile 2015 con oggetto «Pasqua/ mare/costa», ndr). Ero con l’editore Mugavero, Dario e Jacopo (Fo, ndr) cene che io non potevo giustificare perché non mi passano queste pierre (pubbliche relazioni, ndr) qui. Per questo ho usato il tuo nome. Di questo mi scuso oggi perché non immaginavo che venisse fuori tutta questa cosa qui. Non pensavo che fosse così scandaloso. Allora vengo per dire: mi dispiace, ho usato il tuo nome, ma l’ho fatto in buona fede per nascondere il fatto che altrimenti non mi avrebbero rimborsato la cena con Dario, Jacopo, la segretaria e l’editore. Si tratta di due bugie mie e lo vengo a dire. L’ho fatto per coprire una cosa che non mi avrebbero mai rimborsato ma che, sul piano delle pierre, mi serviva».

«LE CRITICITA’ SONO ALTRE» — Lo guardo allibita. Gli ricordo il recente intervento del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti che sulla vicenda ha annunciato procedimenti disciplinari nei confronti di quei giornalisti coinvolti in cene e soggiorni pagati da Apt. Lui minimizza, si dice convinto che la questione non avrà sviluppi, ma io insisto dicendogli che questo caso potrebbe evolvere in tanti modi e che il mio nome dentro quella lista è un’inesattezza fattuale che deve essere immediatamente sanata. Gli chiedo quindi l’unica cosa che può fare per rimediare alla sua bugia: scrivere e inviare una lettera indirizzata all’Ordine dei giornalisti nella quale spieghi di aver contraffatto la lista dei rimborsi. «Così metti in difficoltà me — risponde —. Non succederà nulla riguardo al tuo nome perché sono altre le criticità». Confida poi, elencando nomi e descrivendo circostanze, delle «criticità» legati ad altri nomi di giornalisti, ribadendo la sua convinzione che la questione morirà qui. «Il fatto che sei venuta a mangiare con me non penso sia un problema grosso a fronte di 450.000 euro di spesa complessiva. Non sei te la criticità. Io sono abituato a fare cene e pranzi con tante persone, ma non solo io, anche i miei collaboratori». Di fronte alle mie insistenti obiezioni, Grassi abbandona tutti i sofismi e spiattella la preghiera: «Mi date una mano a coprire questa cosa che altrimenti non saprei come fare per andare a cancellare. Ho due fatture, una da 90 e una da 120 euro, che volevo farmi rimborsare perché ho fatto le pierre per conto di Cesenatico. Ho usato il vostro nome. Se qualcuno ve lo chiede e dici di sì, a me va bene. Non vi cambia il mondo dire questa cosa. Non posso andare a pulire, come faccio? È impossibile, le fatture sono dello scorso anno».

SPUNTANO LE DUE BOTTIGLIE — Poi Grassi srotola altri nomi di giornalisti di testate nazionali che a suo dire avrebbero beneficiato di soggiorni. «Ad esempio c’è un giornalista che è partito per Rio de Janeiro col quale mi sono messo d’accordo sui Riviera Beach Games, per fare due servizi. L’ho ospitato 15 giorni fa, ho pagato per lui non per la moglie e i figli. I 5 Stelle hanno il merito di avere individuato una zona grigia, però in tutto il mondo funziona così perché le pierre le fai in questo modo. Se i giornalisti li inviti, li devi ospitare. O no?». Insisto, ribadendo il timore di un intervento disciplinare da parte dell’ordine dei giornalisti, ma sul punto Grassi è perentorio: «Non lo fa, non lo fa, non lo fa. Stai tranquilla. Questa cosa qui non pensavo fosse così preoccupante. Guarda — dice tra il serio e il faceto — se ti succede qualcosa mi impegnerò per farti fare il presidente della Rai». Poi l’asso nella manica: «Ho portato due bottiglie… Ti ho usato. Cosa devo fare? Non posso andare a correggere una cosa dello scorso anno, assolutamente. Ma tu sai quante volte in Emilia Romagna ospitiamo giornalisti per la Notte Rosa? Tutte queste cose qui non sono regali, ma pierre che facciamo per i giornalisti. Siccome, due anni prima, avevo già presentato una fattura da 60 euro per una cena sempre con Dario Fo e il mio direttore mi disse “Dario Fo no”, allora lo scorso anno ho usato te. Insomma puoi sostenere questa tesi che siamo andati a mangiare insieme per parlare dei problemi di Cesenatico? Perché, se ti chiama un giudice supremo della Corte e ti chiede questa cosa, tu gli dici no, non c’ero? Che cosa ti costa?». Niente, solo la dignità di giornalista. E la falsa testimonianza.

09 agosto 2016 Corriere della Sera

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Rimini: Aziende Partecipate, ecco l’emendamento Lega Nord

5 agosto 2016

Ecco l’emendamento presentato in Consiglio Comunale ad integrazione dell’allegato alla delibera sugli indirizzi per le nomine nelle aziende partecipate del Comune di Rimini.

L’emendamento è stato bocciato dalla maggioranza ……. Aeradria non ha insegnato nulla! Tutto continua come prima … il comune è cosa loro!

C.C. 4.8.16 EMENDAMENTO NOMINE PARTECIPATE

 All’art. 4 “Requisiti soggettivi”, dopo la lettera g) aggiungere la lettera

h) “Non avere alla data di efficacia del decreto di nomina riportato condanne penali, anche non definitive e non avere procedimenti penali in corso e/o indagini della Corte dei Conti”.

i) “Possedere i requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza”.

 

L’emendamento che proponiamo è indispensabile perché dobbiamo trasmettere ai cittadini che la P.A. è composta da persone che vengono scelte perché capaci, indipendenti ed al di sopra di ogni sospetto per la loro moralità e onorabilità e che lavorano seriamente per il bene comune.

Dobbiamo trasmettere alla città l’importanza del principio di legalità non possiamo permettere che la città sia costantemente ferita da indagini che coinvolgono questo o quell’amministratore di società e/o ente pubblico.

Legalità è rispettare le leggi ed il prossimo senza chiedere nulla in cambio.

Viviamo oggi un periodo difficilissimo in cui la legalità è sempre più violata e ciò che è grave è che la città si sta abituando ai processi degli amministratori come se ciò fosse la normalità.

Questa non è la normalità. Ogni volta che la legalità viene calpestata la società subisce un danno enorme perché il comportamento illegale apre alla possibilità che altri violino le norme e così di seguito fino a sfociare in quell’anarchia che rende la convivenza impossibile.

Comprendo sia difficile definire il concetto di legalità perché ognuno lo interpreta a modo proprio e lo sente in modo diverso, ma, a mio avviso, è arrivato il momento, prima che la situazione degeneri, di iniziare ad essere meno tolleranti nel rispetto delle regole.

Ed allora il primo sforzo è quello di iniziare a comprendere che i paletti giuridici sono necessari perché la legalità è la base per una società giusta e per fare ciò occorre ridurre la discrezionalità degli organi amministrativi deputati all’accertamento dell’esistenza di situazioni impeditive: nella fattispecie il Sindaco.

Se ciò è vero, come è vero, noi crediamo che completare la lista dei requisiti soggettivi con l’accoglimento di questo emendamento sia un piccolo segnale di legalità per i cittadini che ci seguono.