Danno da vacanza rovinata: modalità di azione e onere della prova

19 giugno 2014

Per coloro che stipulano con agenzie di viaggi o tour operator un contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico organizzato, sono previste peculiari forme di tutela, poiché, in tal caso, si allarga la responsabilità in capo all’organizzatore e per diversi problemi che insorgono durante la vacanza, può divenire responsabile il tour operator il cui nome compare sul catalogo e sul materiale informativo.
Per potersi avvalere della tutela risarcitoria garantita dall’articolo 47 del Codice del Turismo (D.lgs. n. 79/2011) è necessario che la vacanza rovinata sia connessa all’acquisto di un “pacchetto turistico”, le cui caratteristiche sono fissate dall’articolo 34 dello stesso Codice.
Il particolare il tour operator dovrà rispondere dei disservizi che riguardano alloggio, compagnie aeree e guide turistiche, ragion per cui, in caso d’inadempimento da parte di uno di questi soggetti, il turista può rivolgersi per reclami e risarcimenti direttamente al tour operator, secondo le modalità dell’art. 49 dello stesso Codice del Turismo il quale sancisce che ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal turista, mediante tempestiva presentazione di reclamo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio. Il turista può altresì sporgere reclamo mediante l’invio di raccomandata o di altri mezzi che garantiscono la prova dell’avvenuto ricevimento, all’organizzatore o all’intermediario, entro dieci giorni lavorativi dalla data di rientro nel luogo di partenza.
Per il risarcimento del danno da vacanza rovinata è sufficiente la prova dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento da parte dell’organizzatore, poiché si è in presenza di un danno di natura contrattuale e, conseguentemente: il turista sarà tenuto a provare il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte (fotografie dei luoghi che dimostrino che l’inadempimento è conseguente alla mancata coincidenza tra il contratto ed il servizio offerto), mentre il tour operator dovrà provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.
Dato che con questo tipo di contratti l’organizzatore o il venditore assumono specifici obblighi soprattutto di tipo qualitativo, che vanno esattamente adempiuti, ove la prestazione sulla base di un criterio medio di diligenza ex art. 1176 c.c., non sia puntualmente eseguita, si configura una responsabilità contrattuale, che trasmuta l’onere della prova in capo al tour operator, tranne nel caso in cui la mancata o inesatta esecuzione del contratto sia imputabile al consumatore o sia dipesa dal fatto di un terzo, ovvero da un caso fortuito o da forza maggiore. Nell’ambito dell’onere della prova, il consumatore istante deve dare la sola prova della fonte contrattuale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento, gravando sul debitore l’onere di dimostrare il fatto estintivo costituito dall’avvenuto adempimento.
La peculiarità del danno da vacanza rovinata sta nel fatto che all’inadempimento del tour operator consegue il diritto del consumatore ad un risarcimento di danno che è ulteriore rispetto a quello patrimoniale, in quanto il contratto di acquisto del viaggio è stato stipulato in vista di un’utilità extrapatrimoniale, come il riposo, lo svago e la fuga dalla realtà quotidiana. Pertanto deve essere ricondotto alla categoria di danno esistenziale e, per tali ragioni non si tratterà di un mero rimborso spese, ma di un rimborso di tipo extrapatrimoniale, la cui liquidazione è comunque prevista dalla legge secondo il disposto dell’articolo 2059 c.c. e, in mancanza di precisi elementi, andrà effettuata secondo equità.

Collaborazione dott. Claudia Gabellini

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