EQUITALIA S.P.A.: fino ad oggi una garanzia per il recupero dei crediti dell’Erario e dei Comuni

18 maggio 2013

La guerra dichiarata dalla politica ad Equitalia comporterà gravi e seri problemi per la riscossione dei crediti dell’Erario e dei Comuni.
Per ora, in virtù dell’art. 7 del D.L. 70/2011, Equitalia cesserà di riscuotere le sanzioni amministrative, per conto dei comuni, a far tempo dal 1 luglio 2013 come si evince dalla comunicazione inviata dall’Agenzia della Riscossione ai comuni pochi giorni fa.
Contrariamente alle dichiarazioni pubbliche che i sindaci rilasciano, gli stessi sindaci hanno, però, di recente, chiesto al governo una ulteriore proroga dei servizi di riscossione di Equitalia.
Infatti l’attività di riscossione esercitata da Equitalia s.p.a. ha garantito, in questi anni, all’erario, all’inps, alle regioni, alle CCIAA, ai comuni, ecc. la sicurezza delle entrate derivanti dagli atti di accertamento e dalle sanzioni amministrative.
Per questo la cessazione del servizio per i Comuni aprirà una voragine sui conti comunali assai difficile da ripianare.
Per rendere chiara la funzione della società Equitalia s.p.a. si evidenzia che l’Agenzia della Riscossione è la società abilitata a riscuotere i ruoli formati dall’Ente Impositore (Erario, Inps, CCIAA, Regione, Comuni, ecc.).
Tutta l’attività di riscossione è regolata dal D.P.R. 29/9/1973 n. 602 e dal D. Lgv. del 13/4/1999 n. 112.
Le norme portate dai due provvedimenti legislativi consentono alla agenzia della Riscossione di tutelare le proprie ragioni di credito mediante l’iscrizione di ipoteca ed il fermo amministrativo ed in caso di ulteriore morosità di procedere alla espropriazione mobiliare, immobiliare, e/o pressi terzi così come è consentito ad ogni creditore pubblico o privato.
Ogni polemica espressa, in questi tempi, dalla politica contro Equitalia s.p.a., quale Agenzia della Riscossione, è del tutto pretestuosa. Se il legislatore ritiene che le norme portate dalle sopra citate leggi siano troppo “rigide” deve fare una sola cosa: modificare la normativa esistente ed evitare i “pasticci” come quelli commessi sulle iscrizioni ipotecarie oppure sugli inutili preavvisi, per ipoteca e fermo amministrativo, idonei solo a sottrarre le garanzie di credito agli enti creditori in “barba” ai contribuenti onesti.

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IMMOBILI: il mattone è ancora un business, specie l’albergo cinque stelle

14 maggio 2013

La questione della convenienza dell’investimento immobiliare su quello della Borsa non è mai stata superata.
Dopo il ciclo della crescita, nel 2006, è iniziato un prolungato ciclo negativo che nel 2012 è stato quantificato in un meno 24,85%. All’andamento negativo ha contribuito non solo la caduta della domanda, ma soprattutto la politica economica seguita dagli ultimi governi.
Ora dopo le elezioni di febbraio il Paese può ripartire. Il mercato, seppur lentamente, si sta muovendo e gli osservatori segnalano l’interesse degli investitori stranieri verso l’Italia anche se si tratta, per ora, prevalentemente di interesse per la “casa delle vacanze”.
Di contro gli italiani guardano all’estero dove la gestione dell’immobile è più semplice, è gravata da meno imposte e tasse e la giustizia è più veloce.
Segnali positivi vengono anche dalle aste giudiziarie che mostrano lievi segnali di ripresa.
Incide sull’andamento del mercato anche l’interesse degli investitori, in particolare dei fondi immobiliari, verso gli alberghi cinque stelle che ancora hanno rendimenti privilegiati, attorno all’8%, molto meglio dei titoli di Stato o della Borsa.
Da questi segnali si può dunque affermare che è il momento giusto per riconsiderare l’investimento immobiliare magari guardando più all’alberghiero (previsto un aumento del 3% per il 2013) che al residenziale anche se questo ultimo, nei prossimi mesi, potrebbe offrire condizioni più vantaggiose.
Il mercato immobiliare alberghiero, anche nella provincia di Rimini, segue l’andamento delle città capoluogo e particolare apprezzamento viene rivolto alle strutture alberghiere di qualità, quattro e cinque stelle, già ristrutturati, con gli impianti a norma, con location centrale, in prossimità di strutture congressuali, shopping e, soprattutto, davanti al mare.
Se si pensa che dall’inizio della crisi la Borsa di Milano ha perso circa il 65% ed il mattone solo 25-30% ne deriva che l’investimento immobiliare continua anche adesso a dare vantaggi nel medio e lungo periodo sia come tenuta che come rendimento.


AVVOCATI: al via lo sportello per i cittadini

5 maggio 2013

Dal 4 maggio 2013 è in vigore il Regolamento (n. 2 del 19 aprile 2013), approvato dal CNF (Consiglio Nazionale Forense), che contiene le “norme per le modalità di accesso allo sportello del cittadino” da istituire presso gli ordini degli avvocati entro il 30 novembre 2013.
“Lo sportello del cittadino”, che è sottoposto alla vigilanza dell’Ordine, ha il compito di fornire un servizio di informazioni e orientamento per la fruizione delle prestazioni professionali degli avvocati e per l’accesso alla giustizia, con esclusione di ogni attività di consulenza. Le norme escludono, in modo assoluto, l’informazione sui giudizi pendenti.
L’accesso allo sportello è del tutto gratuito ed il servizio viene reso da avvocati iscritti in un apposito elenco tenuto dal Consiglio dell’Ordine aggiornato ogni due anni.
Ciascun avvocato potrà presentare la domanda di iscrizione solo per l’elenco tenuto dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza e dovrà indicare le materie di propria competenza.
All’avvocato iscritto nell’elenco è fatto divieto di dirottare la clientela verso studi di avvocati e di assumere incarichi professionali dal cittadino, che si rivolge allo sportello, in relazione alla questione posta. Il divieto è esteso anche al coniuge, ai parenti fino al secondo grado, agli associati, ai soci ed ai colleghi di studio.
La consulenza viene fornita all’utente in forma libera e non è prevista la redazione del verbale relativo al servizio prestato.
Il servizio è finanziato dalla categoria forense, senza costi per la collettività e ad esclusivo vantaggio del cittadino.


TRIBUNALE DI BOLOGNA: l’immobile versato nel fondo patrimoniale è pignorabile

1 maggio 2013

Il Tribunale di Bologna con una recente sentenza decide per la pignorabilità del fondo patrimoniale quando il credito è di natura erariale (Irpef ed Irpeg) ovvero per contributi previdenziali, tasse automobilistiche e sanzioni amministrative.
Conformemente alla giurisprudenza della Suprema Corte il Tribunale ha affermato la piena responsabilità del fondo patrimoniale rispetto ai crediti, al di là della natura convenzionale o meno della relativa obbligazione, la cui fonte e ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza con le esigenze familiari.
Per il Tribunale felsineo, così come per la giurisprudenza prevalente, il concetto di “bisogno familiare” viene interpretato in modo estensivo ricomprendendo in esso, oltre alle esigenze primarie attinenti alla vita della famiglia – mantenimento, abitazione, educazione della prole, cure mediche, ecc. – in conformità con il potere di indirizzo della vita familiare in capo ai coniugi, anche i bisogni relativi allo sviluppo della famiglia ed al potenziamento delle capacità lavorative quindi non solo per le spese per le necessità primarie della famiglia, ma anche quelle per assicurare il tenore di vita prescelto.
Nella fattispecie di causa il Tribunale ha ritenuto quindi pignorabile il fondo patrimoniale perché il fatto generatore dei crediti consiste nello svolgimento di attività professionale da parte del “coniuge fondista” e sussiste una oggettiva relazione tra la produzione di reddito da parte di questi e la sua destinazione al mantenimento ed al sostentamento e sviluppo della famiglia. In buona sostanza il fondo patrimoniale è pignorabile in quanto i redditi derivanti dall’attività vengono destinati ai bisogni della famiglia … fatta salva la prova contraria che nella fattispecie non è stata data.
(Sentenza n. 820/2013 depositata il 14/3/2013).