CORTE DI STRASBURGO: il padre separato ha diritto alla relazione stabile col figlio; condanna dell’Italia

10 febbraio 2013

La legge n. 54/2006 sull’affido condiviso, che ha sostituito il precedente affidamento congiunto, ha introdotto un’importante riforma nel diritto di famiglia, in particolare, ha innovato profondamente la disciplina della separazione e del divorzio sancendo principi che aprono la strada ad un nuovo intendere i rapporti tra genitori e figli anche dopo la separazione. Concetti come bigenitorialità, condivisione, corresponsabilità, codecisione hanno finalmente mutato la dinamica dei rapporti familiari post-separazione, ponendo al centro dell’interesse i figli, i quali hanno il sacrosanto diritto di avere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori anche dopo la crisi irreversibile che ha dissolto la loro famiglia.
Per questa ragione ciascun coniuge deve accettare di confrontarsi e di dialogare con l’altro, nell’intento comune di crescere ed educare i figli, superando rancori e incomprensioni che non possono e non devono interferire negativamente sul corretto svolgimento delle relazioni figli-genitori.
Nel nuovo contesto normativo ciascun genitore deve continuare ad occuparsi dei figli e deve essere per essi un punto di riferimento costante: in quest’ottica i due genitori, se da un lato hanno il dovere di collaborare nel prendere insieme le decisioni più importanti e significative per i figli, dall’altro hanno, ciascuno, il diritto di ritagliarsi spazi autonomi, nell’ambito dei quali costruire un nuovo rapporto con i figli, senza alcuna interferenza o ingerenza da parte dell’ex coniuge.
La recente pronuncia della Corte di Strasburgo del 29/01/2013 ha condannato il nostro Paese perché non è in grado di far rispettare le sentenze in tema di rapporti familiari. La decisione della Corte Europea ha riconosciuto il danno morale al genitore che, dopo la separazione, per colpa dell’altro genitore, non è riuscito a ottenere incontri regolari con il figlio.

Le nostre Autorità, secondo la Corte Europea, non hanno attuato tutte le misure necessarie per assicurare al cittadino l’esercizio dei suoi diritti da qui la condannata dell’Italia per violazione del diritto al rispetto dei legami familiari di cui all’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La condanna dell’Italia apre problematiche giudiziarie nuove perché da una parte l’Autorità Giudiziaria non riesce a far rispettare le proprie decisioni, dall’altra si registra il fallimento dei servizi sociali che non sono in grado di affrontare il problema.
Purtroppo nelle questioni di “diritto di famiglia” l’adeguatezza delle misure è data dalla rapidità di esecuzione dei Provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria. Nel nostro Paese, purtroppo, la burocrazia prevale sul merito della decisione ed impedisce, come è avvenuto nel caso di cui si è occupata la Corte Europea, ad un genitore di costruire una relazione stabile e serena col proprio figlio.
Alla politica tutto ciò interessa?

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