Tribunale, rivolta per rinforzi dell’organico a Cesena

11 ottobre 2011

Dal Resto del Carlino on line: Rimini, 10 ottobre 2011 – In riviera non piace per nulla l’ipotesi di spostare temporaneamente personale dagli uffici giudiziari di Rimini alla sezione distaccata di Cesena del Tribunale di Forli’, citata dal sottosegretario alla Giustizia Massimo Caliendo rispondendo a un’interrogazione alla Camera. Nelle ultime ore, infatti, sia la Provincia di Rimini sia l’Avvocatura locale chiedono chiarimenti. Replicando al deputato del Pd cesenate Sandro Brandolini che aveva segnalato la carenza di personale a Cesena, Caliendo- come si legge nel testo della risposta scritta inserita sul sito della Camera- ha citato la possibilita’ di trasferire personale da Rimini a Cesena “come peraltro suggerito dallo stesso onorevole Brandolini”, secondo accordi del 2007 sulla mobilita’ interna. La competenza sull’eventuale trasferimento, ha sottolinato Caliendo, e’ del presidente della Corte d’Appello (per gli uffici giudicanti) e del procuratore Generale (per gli uffici requirenti).

L’assessore della Provincia riminese ai Servizi sociali, Mario Galasso, spera che non sia “un equivoco” e si chiede oggi “se il sottosegretario sia a conoscenza dei gravi disagi in cui versa il Tribunale di Rimini”. Infatti, ricorda Galasso in una nota, “il contesto riminese, da sempre caratterizzato da carichi superiori alla media, da critico rischia di compromettersi in maniera irreversibile. Il Tribunale di Rimini e’ quanto ad organico al penultimo posto come Tribunale del distretto. Che si tratti di fatto oggettivo, e’ testimoniato dalla circostanza che Rimini- proprio in quest’ultimo periodo- sia divenuta ‘sede disagiata’ per un posto di giudicante”.

Del resto, prosegue Galasso, “l’insostenibilita’ della situazione, reiteratamente segnalata dalla presidenza del Tribunale a tutte le sedi competenti, e’ stata fronteggiata solo grazie all’abnegazione del personale di cancelleria e dei magistrati in servizio, ai quali si e’ chiesto di definire carichi di lavoro sempre piu’ quantitativamente e qualitativamente significativi”, continua Galasso. La Provincia sta predisponendo “uno specifico ordine del giorno che rafforzi le giuste e legittime richieste” del Tribunale di Rimini, evidenzia Galasso: “Ci aspettiamo dal ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma atti concreti per rispondere ai reali problemi di un Tribunale come il nostro, sotto organico nonostante un’attivita’ superiore alla media”.

Anche l’Avvocatura si fa sentire. Marzio Pecci dell’Oua fa sapere che la risposta del sottosegretario “lascia basita tutta l’Avvocatura riminese: “La proposta di Caliendo mostra la totale improvvisazione degli uffici del ministero nell’affrontare il problema della carenza di personale nei Tribunali di Rimini e Forli’ (il tribunale di Cesena e’ sede distaccata di Forli’)”. Proprio lo scorso 28 giugno l’Oua aveva esposto ai parlamentari locali di maggioranza e di opposizione le difficolta’ di Rimini, dove mancano 15 giudici e 18 operatori amministrativi. Pecci rilancia: “Sottrarre personale a Rimini per spostarlo a Cesena significa aggravare ulteriormente la situazione riminese e non risolvere il problema di Cesena a cui si aggiungera’, a breve, il problema di Forli’. I parlamentari locali, dunque, si adoperino per rappresentare al ministro ed al sottosegretario Caliendo la grave crisi del Tribunale di Rimini (non a caso classificato, da ‘Panorama’, tra i 7 peggiori d’Italia) e li sollecitino ad una soluzione”.

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TRIBUNALE. Non praticabile il trasferimento di personale da Rimini a Cesena

10 ottobre 2011

Trasferire personale dal tribunale di Rimini a Cesena? Una strada non praticabile secondo il presidente della Corte d’Appello regionale che mette così fine alla querelle nata dopo le dichiarazioni del sottosegretario Caliendo.
Dopo le dichiarazioni del delegato OUA Pecci e dell’assessore provinciale Galasso, a tranquillizzare gli animi ci ha pensato in serata il presidente della corte d’appello dell’Emilia Romagna, Giuliano Lucentini. Come preannunciato dallo stesso Pecci, Lucentini ha infatti confermato all’Agenzia Dire che il Tribunale di Rimini è quello in maggior sofferenza nel distretto con una scopertura del 25% e lavora grazie all’apporto a turno di magistrati di Forlì. Il presidente, cui spettano le decisioni sui trasferimenti di personale da un ufficio all’altro, ha quindi definito “non praticabile” il trasferimento di personale da Rimini a Cesena.


Tribunale. Trasferire personale da Rimini a Cesena: avvocatura basita

10 ottobre 2011

Da “Newsrimini”
“Sottrarre personale a Rimini per spostarlo a Cesena significa aggravare ulteriormente la situazione riminese e non risolvere il problema di Cesena a cui si aggiungerà, a breve, il problema di Forlì.” A dirlo è l’avvocato Marzio Pecci dell’Oua a commento delle recenti dichiarazioni del sottosegretario Caliendo.
15 giudici e 18 operatori amministrativi. Questo il deficit di personale a cui deve far fronte il Tribunale di Rimini secondo l’Organismo Unitario dell’Avvocatura. Un disagio testimoniato anche dall’essere recentemente diventato sede disagiata per un posto di giudicante. Alla luce di tutto ciò sorprende allora che il sottosegretario alla giustizia, Caliendo, in risposta ad un’interrogazione proponga di “spostare temporaneamente personale dagli uffici giudiziari di Rimini” a quelli di Cesena. Sarebbe stato più logico, spiega tra l’altro a TEMPO REALE (Radio Icaro – IcaroTv) il delegato OUA Marzio Pecci, traslocare personale da Forlì visto che Cesena ne è sede distaccata. “Se il Governo però non sa che il tribunale riminese è in grave difficoltà – attacca Pecci – la colpa è anche dei parlamentari locali (sia di destra che di sinistra) che non si sono fatti portavoce della situazione di disagio. Se si preoccupano più dei canoni demaniali che della giustizia, questi sono i risultati”.
La decisione vera e propria sarà comunque demandata al presidente di Corte d’Appello di Bologna che, spiega Pecci, conosce bene la situazione riminese. Quindi quella del sottosegretario potrebbe restare solo un’uscita infelice senza esito.

La nota stampa di Marzio Pecci (OUA)

La risposta che il Sottosegretario alla giustizia, Massimo Caliendo, ha dato, alla Camera dei Deputati, all’interrogazione dell’on. Brandolini (PD), sulla carenza di personale nella sezione distaccata di Cesena, lascia basita tutta l’avvocatura riminese.
Il sottosegretario propone di “spostare temporaneamente personale dagli uffici giudiziari di Rimini alla sezione distaccata di Cesena”.
La proposta di Caliendo mostra la totale improvvisazione degli Uffici del Ministero nell’affrontare il problema della carenza di personale nei Tribunali di Rimini e Forlì (il tribunale di Cesena è sede distaccata di Forlì).
Proprio l’estate scorsa, il 28 giugno, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, si è attivato per segnalare ai parlamentari riminesi, di maggioranza e di opposizione, la grave carenza di personale (giudici e personale amministrativo) in cui versava e versa il Tribunale di Rimini: mancano 15 giudici e 18 operatori amministrativi.
Purtroppo la politica, alla richiesta di aiuto, con comportamento bipartisan, è rimasta indifferente ed oggi l’avvocatura non può far altro che esprimere il proprio disappunto sia per la risposta che il sottosegretario Caliendo ha dato alla Camera che per il disinteresse dei parlamentari locali.
Sottrarre personale a Rimini per spostarlo a Cesena significa aggravare ulteriormente la situazione riminese e non risolvere il problema di Cesena a cui si aggiungerà, a breve, il problema di Forlì.
I parlamentari locali, dunque, si adoperino per rappresentare al Ministro ed al Sottosegretario Caliendo la grave crisi del Tribunale di Rimini (non a caso classificato, da Panorama, tra i 7 peggiori d’Italia) e li sollecitino ad una soluzione che non può essere diversa da quella di coprire l’organico scoperto.


AVVOCATI RIMINI:Oua e Ordine Avvocati insieme per un New Deal della giustizia

8 ottobre 2011

L’OUA PER UN “NEW DEAL DELLA GIUSTIZIA”

MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA, IN OLTRE 100 CITTÀ E UFFICI GIUDIZIARI

Anche gli avvocati riminesi (rappresentati dal Consiglio dell’Ordine nella persona del Presidente avv. Giovanni Scarpa e del delegato OUA per l’Emilia Romagna avv. Marzio Pecci) hanno aderito alla manifestazione distrettuale di Bologna del giorno 6 ottobre 2001 contro la mercificazione dei diritti dei cittadini.
L’avvocatura riminese aderisce così ai manifesti di proposte concrete per rimettere in moto il Paese, correggendo le storture contenute nell’ultima manovra economica, come la chiusura indiscriminata dei piccoli tribunali e senza ricorrere a esperimenti fallimentari e incostituzionali come la media-conciliazione obbligatoria.
Occorrono interventi condivisi come indicati dal “Patto per la Giustizia” e il “Decalogo dell’Oua” per modernizzare la macchina giudiziaria.
L’avvocatura unita è passata così dalla “protesta alla proposta” per lanciare un “New Deal della giustizia”, per restituire competitività al Paese e per tutelare i diritti dei cittadini.
Presenta così i quattro manifesti di proposte (Revisone della geografia giudiziaria, patto per la giustizia e
decalogo per l’efficienza della macchina giudiziaria, contro la media conciliazione obbligatoria e riforma forense) per ridare efficienza alla macchina giudiziaria e alle libere professioni.
Il mondo della giustizia chiede a gran voce cambiamenti, senza che si rimanga ancora una volta incastrati nelle sterili contrapposizioni politiche di questi anni.
La giustizia non può più essere un campo di battaglia e neppure un terreno di politiche senza respiro improntate a logiche economiciste, come avvenuto con l’ultima manovra economica. Per esempio con la prevista chiusura dei piccoli tribunali.
In tal senso crediamo sia opportuno accogliere con grande attenzione il richiamo del Presidente della Repubblica, che in una lettera del luglio 2011 chiedeva una rimodulazione “non traumatica” dell’attuale geografia giudiziaria, anche in considerazione delle “ragioni delle comunità locali che in essi vedono un baluardo di sicurezza e legalità”».
La giustizia, pur in presenza di una crisi economica come quella attuale, non va assolutamente gestita in termini di produttività aziendale, ma di efficienza e efficacia, perché è un bisogno primario della collettività e i suoi costi devono considerarsi come socialmente utili. Risparmio ed efficienza si possono ottenere partendo dalla riorganizzazione sul territorio degli attuali uffici di primo grado, ridistribuendo all’interno di ciascuna Corte di Appello o regione il carico di lavoro, il territorio e l’organico, così preventivamente verificando possibilità e opportunità di ottenere uffici il più possibili omogenei. Nei tribunali, impropriamente chiamati “minori”, i tempi di risposta della giustizia sono ottimali e rispecchiano i parametri europei, anche in presenza di organici sottodimensionati e non aggiornati.
La strada da seguire passa anche per altri provvedimenti, per esempio l’introduzione rapida del processo civile telematico, la diffusione delle prassi positive già applicate con successo in diversi tribunali, come quello di Torino e il reinvestimento di tutto il gettito del contributo unificato nel settore giustizia. Nonché attraverso l’applicazione selezionata e rigorosa di avvocati come giudici laici e l’introduzione di termini perentori per i giudici. È urgente, inoltre, abolire l’obbligatorietà della media-conciliazione, incostituzionale e non in linea con le direttive europee e implementare, invece, innovativi meccanismi volontari e poco costosi di risoluzione alternativa dei conflitti, nonché riformare la magistratura laica (giudici di pace, onorari..ecc).
È questo il contributo dell’Avvocatura per il bene del Paese e crediamo che esso meriti l’attenzione della politica, come avvenuto con analoghe iniziative della Confindustria, anzi speriamo sia il terreno di confronto per future iniziative comuni e condivise anche con il mondo dell’impresa e non come fatto fino ad ora con l’aggressione e l’esclusione sistematica delle rappresentanze dei professionisti, un settore che tutela diritti sanciti costituzionalmente e che determina il 3% del nostro Pil.
L’avvocatura ha diritto ad un’autonoma riforma della professione forense, non potendo assoggettare gli avvocati alle regole della concorrenza, gli avvocati non possono essere assimilati alle imprese.

Rimini 7 ottobre 2011

Ordine avv.ti Rimini Delegato OUA Emilia Romagna
Avv. Giovanni Scarpa avv. Marzio Pecci