LIBERALIZZAZIONI ORDINI PROFESSIONALI: lettera al prof. Tito Boeri

25 settembre 2011

Preg.mo Professore,
in questo periodo di crisi economica si sente spesso invocare la
liberalizzazione delle professioni come è accaduto anche a Lei, in una recente
trasmissione televisiva, quando ha accusato una parte del Parlamento di avere
difeso la “casta” degli avvocati con il ritiro dell’emendamento sulla
liberalizzazione degli ordini professionali.
Detto che La stimo e che La leggo sempre con grande interesse Le significo che
in Italia gli avvocati sono 230.000 di cui 156.000 iscritti alla Cassa (cioè
quelli che esercitano la professione in modo continuativo) e tra questi 90.000
percepiscono redditi sotto i limiti di sopravvivenza.
La lettura di questi dati ci dice che abbiamo un avvocato ogni 243 abitanti,
cioè un avvocato ogni condominio ed allora Le chiedo: cosa c’è ancora da
liberalizzare in questa professione che è già abbondantemente proletarizzata?
Poiché la Sua opinione incide sulla formazione culturale di chi l’ascolta Le
sarei grato se volesse spiegarmi in quale maniera questa liberalizzazione
andrebbe ad incidere sulla produzione e quindi sulla crescita del PIL.
La ringrazio fin da ora per la risposta che vorrà darmi e Le porgo i miei più
cordiali saluti.
Rimini, 25 settembre 2011
Marzio Pecci

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