OUA: l’avvocatura si prepara a scendere in piazza, il 16 tutti a Roma al Capranica ore 10

PROTESTA UNITARIA E COMPATTA DELL’AVVOCATURA, 200 MILA AVVOCATI SI ASTERRANNO DALLE UDIENZE DAL 16 AL 22 MARZO””
IL 16 MARZO ASSEMBLEA A ROMA ALLE ORE 10 AL TEATRO CAPRANICA. ALLE ORE 13 MANIFESTAZIONE DAVANTI MONTECITORIO

L’avvocatura intera dice “no alla svendita e alla rottamazione della giustizia civile, i diritti dei cittadini non si toccano”.
Oltre 100 ordini forensi (Rimini e Forlì compresi) e la quasi totalità delle associazioni di avvocati (dai giovani avvocati dell’Aiga all’Unione Camere Civili, dall’ Anf ai Giuristi democratici, dagli avvocati di famiglia dell’Aiaf alle Camere minorili e dell’Osservatorio del diritto di famiglia, dai tributaristi dell’Uncat agli amministrativisti della Siaa, fino ai giudici di Pace dell’ANGdP, continuando con quelli dell’Unarca, di Agire Informare e dell’Accademia Forense, oltre ai molti penalisti che aderiranno singolarmente) sostengono le iniziative indette dall’Oua.
Migliaia le adesioni di singoli avvocati alla manifestazione del 16 marzo a Roma al teatro Capranica ed anche da Rimini e Forlì partiranno guidati dal Presidente dell’Ordine di Rimini avv. Giovanni Scarpa, dal Consigliere delegato dell’Ordine di Forlì, avv. Patrizia Graziani e dal delegato OUA avv. Marzio Pecci.
Dunque il primo appuntamento è il 16 marzo a Roma alle 10 al Teatro Capranica e poi alle 13 davanti a Montecitorio, e lì incontreremo i Parlamentari per esporre le nostre ragioni indicate nella lettera ai cittadini.
Il prossimo 21 marzo la giustizia civile italiana verrà travolta e ulteriormente mortificata dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà della mediazione finalizzata alla conciliazione (media conciliazione), un provvedimento che, di fatto, “svenderà” ai privati un pezzo del nostro sistema giudiziario e cambierà, in peggio, la vita degli italiani, limitando un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Purtroppo in tutti questi mesi, si sono rappresentate le osservazioni e le critiche degli avvocati come un riflesso corporativo in difesa di interessi particolari, nel frattempo ci si scordava di raccontare la realtà di una riforma varata dal Governo che con la scusa di voler snellire i tempi dei processi, consentiva, invece, che alcune “caste” di questo Paese, con i poteri forti, mettessero le loro mani sulla giustizia pubblica, nonché sul grande business della formazione dei conciliatori. Vogliamo che i cittadini comprendano che questo è un “grande inganno” che porterà ad avere una giustizia rapida per i più forti (imprese, banche, assicurazioni, ecc) e un’altra di serie B, costosa, lenta e inefficiente per i cittadini comuni».
In questi giorni sono in discussione ulteriori provvedimenti che prevedono la “rottamazione” dell’arretrato giudiziario, con una soluzione all’italiana: visto che non sono in grado di far funzionare la giustizia, allora mettono in campo alcuni cosiddetti “ausiliari”, avvocati e magistrati in pensione, che, di fatto, con un meccanismo a cottimo, smaltiscono le cause pendenti. Così al cittadino, oltre al danno del dover attendere molti anni, potrà subire in futuro la beffa di vedere la sua richiesta di giustizia trattata da una catena di montaggio, senza alcun criterio di qualità e rigore. Eppure le proposte per far funzionare la macchina giudiziaria, tanto per le imprese come per i cittadini comuni, senza abbassare la qualità del servizio, senza mortificare il ruolo della difesa e la professionalità degli avvocati, sono da mesi sul tavolo del ministro di Giustizia. Senza risposta. Progetti concreti, come il “Decalogo Oua” e il “Patto per la giustizia e per i cittadini”, sottoscritto con i magistrati dell’Anm, che salvaguardando il carattere pubblico e universale del sistema-giustizia, puntano sulla managerialità, sulla riorganizzazione degli uffici, sull’innovazione tecnologica e il processo telematico, sulla riforma della magistratura laica e sull’estensione delle prassi positive, nonchè sull’implementazione dei meccanismi conciliativi ed extragiudiziali, senza, però, alcun carattere di obbligatorietà (l’Italia oltretutto sarebbe l’unico caso in Europa)».
Rimini, 13 marzo 2011

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