GIUSTIZIA, IL 2011 CRUCIALE PER IL BUON FUNZIONAMENTO DELLA MACCHINA GIUDIZIARIA

4 gennaio 2011

MAURIZIO DE TILLA, OUA: “SERVE UNO SCATTO DI ORGOGLIO E DI CONCRETEZZA PER IL BENE DEL PAESE E PER EVITARE ULTERIORI CONDANNE DALL’EUROPA SULLA LUNGHEZZA DEI PROCESSI”
Il presidente dell’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura, Maurizio de Tilla, apre il 2011 con una riflessione sullo stato di crisi della giustizia italiana, anche alla luce della recente, ed ennesima, condanna della Corte di Giustizia europea sui ritardi degli indennizzi per chi ha subito processi troppo lunghi. Quindi riprendendo le conclusioni del recente Congresso Nazionale Forense, tenutosi a Genova lo scorso novembre, De Tilla auspica un nuovo corso nelle politiche giudiziarie, fin ad ora emergenziali e deficitarie, invita ad un confronto aperto tra tutti gli operatori del settore e indica una serie di proposte concrete per far uscire il Paese da una situazione di grande difficoltà, rilanciare la competitività, tutelare in modo efficace i diritti dei cittadini e delle imprese.

«I tempi della giustizia italiana – denuncia – confrontati con quelli degli altri paesi europei, sono estremamente lunghi. Il nostro paese si colloca al primo posto in Europa per il numero di condanne subite da parte della Corte Europea per la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e in particolare per non aver determinato un termine ragionevole per le decisioni delle controversie. Occorrono, quindi, interventi incisivi ed urgenti per accelerare i tempi delle sentenze. Nel decalogo OUA (presentato proprio quest’anno) si afferma che non occorrono tanto nuove leggi quanto una più trasparente gestione delle risorse e una puntuale organizzazione degli uffici e del lavoro dei giudici. Il riassetto dell’organizzazione può realizzarsi anzitutto con la creazione dell’ufficio del giudice, l’applicazione di prassi virtuose e l’informatizzazione».

«Mentre – spiega – non possiamo che sottolineare che il tentativo di conferire obbligatorietà alla media conciliazione è destinato a naufragare clamorosamente. Ne è riprova il totale fallimento del tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di controversie di lavoro e di locazione (norme che sono state per l’appunto abrogate). E voglio ricordare che nel Congresso Nazionale Forense, l’Avvocatura ha approvato, all’unanimità, una mozione in cui dichiara con non intende avallare un approccio che possa compromettere il diritto del cittadino al giusto processo che, oltretutto, così come concepito, appare non corrispondente alle direttive europee».

«Le vie da seguire – propone il presidente dell’Oua – sono ben altre: la razionalizzazione del lavoro dei giudici che impone un ufficio efficiente, lo studio del processo, un tentativo di conciliazione nella prima udienza (con l’apporto decisivo degli avvocati), la concentrazione delle udienze istruttorie, una decisione anche immediata.
I giudici devono prestare attenzione alle modalità di gestione dell’agenda, alle tempistiche dedicate alle udienze, ai tempi di rinvio. Occorre concentrarsi nell’attuazione di prassi universalmente condivise, con dialogo tra i giudici, gli avvocati, anche sulla scorta delle indicazioni attuate con il “metodo Barbuto”, volto allo smaltimento dei carichi giudiziari e al contenimento dei tempi processuali. Tre le direttive da seguire per riformare la macchina giudiziaria: l’organizzazione del lavoro dei giudici; l’organizzazione degli uffici amministrativi; l’utilizzo della tecnologia come leva per il cambiamento e supporto all’organizzazione. L’innovazione, inoltre, va agevolata con l’applicazione di un sistema di controllo di gestione, un intervento formativo per i responsabili di progetti, un piano di formazione del personale di cancelleria, l’attivazione via intranet di servizi per cancellieri e magistrati, lo sviluppo di una policy e di iniziative di comunicazione e coinvolgimento di tutti i magistrati. La ultima novella processuale ha abbreviato i termini per gli avvocati ma non ha fissato termini perentori per i giudici».

«Il Congresso Forense – conclude de Tilla – ha anche approvato una mozione nel merito che invita a promuovere provvedimenti in materia di giustizia civile, tra i quali: razionalizzare l’impiego dei magistrati, con periodiche verifiche della loro produttività e del rispetto dei termini; razionalizzare l’impiego del personale amministra¬tivo e riqualificarlo; avviare un serio e generale processo di in¬formatizzazione degli uffici giudiziari e rilanciare il processo te¬lematico; attuare la semplificazione dei riti e delle procedure di notificazione degli atti; assicurare il rispetto delle funzioni di di¬fesa assegnate all’Avvocatura; prevedere strumenti per l’effettiva esecuzione dei provvedimenti giudiziari».

Roma, 3 gennaio 2011


L’organo di rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana.

4 gennaio 2011

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana nasce al Congresso di Maratea del 1995, che ha seguito il Congresso straordinario, tenutosi a Venezia nel 1994, nel corso del quale venne delineato il modello rappresentativo.
Esso si presenta come la struttura – diretta emanazione del Congresso Nazionale Forense – nella quale confluiscono tutte le istituzioni ed associazioni forensi, al fine di manifestare dialetticamente il pensiero dell’avvocatura su tutti i temi più importanti della giustizia e della professione, nel rispetto dell’autonomia di ciascuna componente; e cioè, in definitiva, come il soggetto politico idoneo a rappresentare l’avvocatura nella sua interezza, ponendosi come autorevole interlocutore delle istituzioni politiche del paese.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana e la sua assemblea sono strumenti che si muovono, operano e decidono con i criteri propri della politica anche al momento delle scelte e delle delibere; tutte le decisioni vengono prese a maggioranza.
Dal suo avvento, l’Organismo Unitario – denominato il parlamentino dell’avvocatura proprio perché ne rappresenta oggi democraticamente tutte le componenti – ha inaugurato una stagione di rapporti particolarmente produttivi, consentendo all’avvocatura di esprimersi sui grandi problemi e di attuare strumenti di lotta non più consistenti nella semplice protesta individuale o di circoscritti gruppi di professionisti.
Il programma di lavoro dell’OUA punta ad incidere sui processi di trasformazione che investono la società italiana, prestando la massima attenzione ai molteplici provvedimenti e progetti che riguardano la professione di avvocato, la giustizia ed i processi.
L’Organismo Unitario, infatti, si pone l’obiettivo da una parte di intervenire costantemente nel dibattito politico e, dall’altra, di elaborare proposte di riforma organica del sistema giustizia in Italia; e tutto ciò ispirandosi sia ai deliberati del Congresso Nazionale Forense, sia alle istanze, alle idee e alle proposte provenienti da tutte le componenti sia istituzionali che associative dell’avvocatura.
Recentemente le Commissioni di studio, all’interno delle quali avviene gran parte dell’elaborazione teorica e politica dell’OUA, sono state aperte ad esterni proprio al fine di coinvolgere in questo delicato compito le più significative esponenzialità nonché le migliori professionalità dell’avvocatura; e non solo di questa, ma anche del mondo accademico e della società civile.
Gli scopi statutari
Al Congresso Nazionale Forense di Trieste – Grado del 1997 fu varato all’unanimità lo Statuto attualmente vigente nel quale si sono fissati i seguenti principi:
– ruolo del Congresso, quale momento fondamentale di confluenza di tutte le componenti dell’Avvocatura italiana;
– competenza istituzionale del Consiglio Nazionale Forense e competenza politica dell’Organismo Unitario (con il compito comune di attuare le delibere congressuali) entrambi in piena autonomia;
– costituzione del Congresso attraverso i delegati di ciascun ordine forense ed elezione degli stessi in assemblee generali degli ordini circondariali;
– convocazione del Congresso ogni due anni e previsione della convocazione straordinaria;
– costituzione di Commissioni che operano secondo le norme del regolamento congressuale, nonché composizione e poteri dell’Assemblea e della Giunta centrale;
– incompatibilità della carica di componente dell’Organismo (es. con quella di consigliere nazionale forense o di consigliere dell’ordine circondariale), e decadenza per mancata partecipazione
Secondo lo Statuto, inoltre, l’Organismo Unitario è composto:
dall’Assemblea dell’Organismo unitario, costituita da due rappresentanti per ciascun distretto giudiziario sino a 3000 iscritti sia agli albi ed elenchi annessi degli ordini aventi sede nel distretto che alla Cassa di previdenza e da un ulteriore rappresentante per ogni successivi 3000 iscritti o frazione superiore a 1.500 (art. 7 punto 1). I rappresentanti degli iscritti negli ordini del distretto vengono eletti, così come disposto dall’art. 5, quinto comma, nel corso dei lavori del Congresso, con voto, in caso di più eligendi, limitato a due terzi, e comunque segreto.
dalla Giunta Centrale a sua volta costituita dal presidente dell’Organismo unitario, che lo rappresenta all’esterno, dai due vice-presidenti, dal segretario e dal tesoriere, nonché da altri quattro componenti.
La Giunta centrale ha il compito di dare attuazione alle deliberazioni dell’Assemblea dell’Organismo unitario; elabora le proposte da sottoporre all’esame dell’Assemblea, mantiene assidui contatti con tutte le componenti istituzionali ed associative dell’avvocatura al fine di coordinarne ogni iniziativa; compie tutte le attività utili per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dall’Assemblea dell’Organismo unitario ogni qualvolta si prospettino ragioni ed esigenze di urgenza che non consentano la tempestiva convocazione di quest’ultima. Tali attività urgenti vanno poi sottoposte alla ratifica dell’Assemblea nella prima seduta successiva.


L’ADDIO ALLA POLITICA PER L’AVVOCATURA

4 gennaio 2011

Con la fine dell’anno 2010 ho terminato la mia esperienza di politico militante.
Un ringraziamento sento di doverlo rivolgere ai miei amici lettori che in questi anni hanno seguito il mio blog ove hanno trovato informazioni di politica locale che non sempre avevano avuto spazio sulla stampa.
Spesso ho “preso” il rischio di informare gli amici lettori sulle “voci di corridoio”, ma quelle voci, sempre, si sono rivelate vere!
Un ringraziamento lo rivolgo alla politica ed agli elettori che mi hanno dato l’opportunità di servirli, solo e sempre, difendendo i loro interessi.
Un ulteriore ringraziamento lo rivolgo ai miei avversari politici con i quali ho avuto scontri dialettici molto aspri, ma sempre nel rispetto della persona.
Lascio il mondo politico dopo che il Congresso Nazionale Forense, che si è svolto a Genova nel novembre scorso, mi ha eletto membro dell’assemblea nazionale dell’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura).
Ritorno, così, alla professione che amo con l’impegno ad occuparmi, insieme ai Colleghi dell’Emilia Romagna avv.ti Lorenza Bond, Stefano Nardini, Ercole Cavarretta e dell’assemblea intera dell’OUA, dei problemi dell’avvocatura e della crisi della giustizia che investe il Paese.
Per questa ragione il blog si trasforma, a partire da questo inizio d’anno, in uno strumento di dibattito e/o di informazione sull’avvocatura italiana e sulla giustizia.
Grazie ancora a tutti!