O.U.A.: per una giustizia civile efficiente.

22 gennaio 2011

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Oua, il braccio politico degli avvocati, recentemente eletto nel Congresso Nazionale Forense di Genova, è intervenuto con il presidente, Maurizio de Tilla, al convegno nazionale del Partito Democratico su: “Lo sfascio della giustizia civile”, tenutosi oggi a Roma. Nel corso del suo intervento, de Tilla ha richiamato le mozioni approvate dagli oltre mille delegati nell’assise di Genova (tra queste quella sul civile e sull’ordinamento giudiziario) e le proposte avanzate negli ultimi mesi dall’Oua: il Decalogo per modernizzare la “macchina giudiziaria”, il “Patto per la giustizia e i cittadini”, sottoscritto con l’Anm e i sindacati dei dirigenti e lavoratori del settore. Nonchè ha ricordato l’impegno contro alcuni interventi varati dal dal Ministero di Giustizia come la mediaconciliazione obbligatoria e contro quelli prospettati, ma rimasti in sospeso, come la rottamazione dell’arretrato nel civile.

«Nonostante innumerevoli tentativi di riforma, permane immutato il profondo stato di dissesto della giustizia italiana – sottolinea de Tilla – questa situazione è una palese negazione dello stato di diritto, nonchè causa di gravi conseguenze sia sul piano economico sia sul piano sociale, nonché sulla stessa competitività del sistema-Italia.
L’Oua partendo dal lavoro svolto, dalle decisioni prese dal Congresso Nazionale Forense e dalle iniziative lanciate nel corso dell’anno passato, ha un elenco di proposte concrete per aprire una “Vertenza giustizia” che veda tutte le migliori energie del Paese impegnarsi per far uscire dalla crisi la nostra macchina giudiziaria».

«Il primo passaggio – aggiunge il presidente Oua – è quello dell’organizzazione della giustizia: razionalizzare l’impiego dei magistrati, con periodiche verifiche della loro produttività e del rispetto dei termini; prevedere il controllo della capacità dei dirigenti preposti agli uffici giudiziari; adottare le best practices; escludere il ricorso alla motivazione sommaria o a richiesta; razionalizzare l’impiego del personale amministra-tivo e riqualificarlo; avviare un serio e generale processo di informatizzazione degli uffici giudiziari e rilanciare il processo telematico; attuare la semplificazione dei riti e delle procedure di notificazione degli atti; assicurare il rispetto delle funzioni di difesa assegnate all’Avvocatura; prevedere strumenti per l’effettiva esecuzione dei provvedimenti giudiziari. Infine avviare la riforma delle molte figure di giudice onorario in una unica, rigorosa e qualificata magistratura laica. Una nota a margine: è necessario implementare i sistemi conciliativi ed extragiudiziali, evitando però l’introduzione a forza di sistemi obbligatori di mediaconciliazione come quello varato dal Ministero di Giustizia, che così come concepito, esclude gli avvocati, costituisce un grave impedimento all’accesso dei cittadini alla giustizia e appare non corrispondente alle direttive europee in merito e in palese contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento».

Entrando nel merito di alcune questioni specifiche, de Tilla ha richiamato, ancora una volta, le mozioni approvate nel Congresso e ha auspicato incisive modifiche nella materia del diritto di famiglia, dei minori e delle persone e del lavoro: «È necessario istituire giudici specializzati che sappiano affrontare i molteplici aspetti connessi alle vertenze. Importante riformare il diritto di famiglia minorile e delle persone, tanto sul piano sostanziale quanto su quello processuale, provvedendosi, con riguardo a quest’ultimo, a semplificare ed unificare i riti. Quanto alla giustizia del lavoro è doveroso modificare la legge n. 183/2010 nella parte in cui non prevede la difesa tecnica del ricorrente (mentre è prevista invece per il resistente) perchè riduce la tutela giurisdizionale, altera il previgente assetto del sistema sanzionatorio, prevede l’applicazione delle nuove disposizioni ai giudizi pendenti».
Roma, 21 gennaio 2011

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OUA: mediaconciliazione, lettera agli avvocati in Parlamento

19 gennaio 2011

De Tilla, Oua: “Di fronte a duemila avvocati è stata approvata all’unanimità una mozione con un chiaro mandato del Congresso Nazionale Forense: serve uno slittamento di un anno, ed è necessaria l’eliminazione dell’obbligatorietà della mediaconciliazione”

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua), dopo essersi rivolto al ministro di Giustizia, Angelino Alfano, ha inviato una lettera a tutti senatori-avvocati affinchè sostengano e facciano approvare un emendamento al “Milleproroghe” per far slittare di un anno l’entrata in vigore dell’obbligatorietà della mediaconciliazione, prevista per metà marzo, in attesa delle modifiche normative richieste con una mozione approvata all’unanimità dal recente Congresso nazionale Forense.
Un primo riscontro sulla proroga è arrivato dal senatore Domenico Benedetti Valentini che ha già annunciato un’iniziativa in tal senso.

Maurizio de Tilla, presidente dell’organismo di rappresentanza politica degli avvocati, l’Oua (organismo eletto dal Congresso Nazionale Forense), coerentemente con la mozione conclusiva approvata all’unanimità nella recente assise tenutasi a Genova, raccogliendo le preoccupazioni e le osservazioni della base dell’avvocatura, degli ordini territoriali e delle associazioni forensi, continua così la battaglia contro «un sistema di mediaconciliazione – spiega – che, così come formulato, esclude gli avvocati e costituisce un grave impedimento all’accesso dei cittadini alla giustizia».

«La crisi della giustizia civile – aggiunge il presidente Oua – non si risolve con provvedimenti tampone o con l’introduzione a forza di sistemi obbligatori di mediaconciliazione ma necessita di interventi strutturali a livello legislativo e organizzativo, e l’istituto della mediazione, così come concepito, appare non corrispondente alle direttive europee in merito, nonché in palese contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento».

«Nel Congresso Nazionale Forense – conclude de Tilla – l’avvocatura ha approvato, all’unanimità, una mozione (di seguito i punti principali), che abbiamo già inviato al ministro Alfano e a tutti i parlamentari. E, in particolare, oggi, ai senatori-avvocati, in cui si afferma di non voler avallare con questa mediaconciliazione obbligatoria un approccio che compromette il diritto del cittadino al giusto processo e che per questa ragione si chiede la riapertura del confronto e, quindi, uno slittamento di un anno dell’entrata in vigore definitivo del nuovo sistema, in attesa delle necessarie modifiche».

Queste le richieste essenziali della mozione congressuale. Si chiede agli organi istituzionali e politici dell’avvocatura, ciascuno secondo le sue competenze, di adoperarsi presso ogni sede per l’abrogazione dell’obbligatorietà del ricorso alla mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione e, nelle more, il differimento dell’entrata in vigore del D.L.vo 28/2010 in attesa delle modifiche che vengono formulate nei seguenti termini:

• abrogazione della previsione di annullabilità del mandato per omessa comunicazione preventiva al cliente della possibilità della conciliazione;

• obbligatorietà della difesa tecnica;

• previsione di un periodo di sperimentazione per valutarne i vantaggi e problematiche;

• abrogazione della previsione di una proposta del mediatore in assenza di una congiunta richiesta dalle parti;

• abrogazione di tutte le disposizioni che stabiliscono un collegamento tra la condotta delle parti nel procedimento di mediazione e il processo;

• previsione della competenza territoriale per gli organismi di conciliazione in correlazione a quella del giudice competente per legge.


OUA: completata l’elezione degli organismi. La vicepresidenza all’Emilia Romagna

15 gennaio 2011

L’assemblea dei consiglieri OUA, che si è tenuta a Roma il giorno 14 e 15 gennaio, ha completato l’elezione dei propri organismi ed in particolare della giunta del coordinatore e del vice-coordinatore.
Dopo lo spoglio delle schede sono risultati eletti: Roberto Pozzobon (distretto di Venezia), Agostino Maione (distretto di Napoli), Michele Riggi (Caltanissetta) e Roberto Nicodemi (distretto di Roma).
Coordinatore dell’assemblea è risultata eletta Stefania Cherubini (distretto di Perugia).
Vice-coordinatore è stato eletto, per acclamazione, Stefano Nardini (distretto di Bologna).
La giunta ora provvederà alla nomina dei presidenti di commissione ed alla nomina della segreteria.
Prossimo appuntamento in calendario l’assemblea del 18 febbraio 2011 a Roma.
Il primo appuntamento regionale del neo eletto Stefano Nardini sarà il 29 gennaio 2011 all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Bologna.


MEDIACONCILIAZIONE: il Ministro pensa al rinvio?

13 gennaio 2011

Per l’avvocatura italiana il rinvio della entrata in vigore della mediaconciliazione non è provvedimento sufficiente.
Occorre che il Governo abroghi la obbligatorietà ed emani un provvedimento che stabilisca la necessaria presenza dell’avvocato avanti a tutti gli uffici di conciliazione affinché siano garantiti i diritti di tutte le parti.
L’avvocatura italiana poi mette a disposizione ogni energia per elaborare un progetto costruttivo che aiuti a risolvere i gravi problemi che investono il settore giustizia. Per questo chiede, al Ministro, di riaprire il tavolo sulla riforma della giustizia che aveva promesso al Congresso di Genova circa due mesi fa.
Il 14 ed il 15 gennaio gli organi direttivi dell’OUA si riuniranno per completare l’elezione delle cariche interne e per discutere le iniziative che il Ministero di Grazia e Giustizia intende adottare.


OUA, MEDIACONCILIAZIONE: il Ministro mantenga l’impegno di aprire il tavolo. Lettera alle associazioni.

11 gennaio 2011

Il comunicato:
Il presidente dell’organismo di rappresentanza politica degli avvocati italiani, Oua, Maurizio de Tilla, si rivolge a tutte le altre istituzioni del mondo dell’avvocatura, ai presidenti degli ordini territoriali e ai rappresentanti delle associazioni forensi e con una lettera (di seguito) segnala la necessità di un’iniziativa comune affinchè il Ministro di Giustizia Alfano tenga fede all’impegno di aprire un confronto al fine di analizzare tutte le osservazioni e le critiche al nuovo sistema di mediaconciliazione obbligatoria. Impegno preso di fronte a 1.000 delegati in rappresentanza di 230 mila avvocati, nel corso dell’ultimo Congresso nazionale di Genova.
Una richiesta di incontro è stata recapitata allo stesso Guardasigilli.
Nel Congresso di Genova è stata anche approvata all’unanimità una mozione che chiede l’apertura di un dialogo, l’eliminazione dell’obbligatorietà e, nelle more, il differimento dell’entrata in vigore del D.Lvo. 28/2010, in attesa del recepimento delle proposte condivise da tutta la categoria (di seguito, indicate per punti). «La crisi della giustizia – spiega de Tilla- non si risolve con provvedimenti tampone o con l’introduzione a forza di sistemi obbligatori di media-conciliazione, ma necessita di interventi strutturali a livello legislativo e organizzativo, e l’istituto della mediazione, così come concepito, appare non corrispondente alle direttive europee in merito , nonché in palese contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento. Al noto degrado della giustizia civile (mancano anche i fondi per il processo telematico) si unisce l’erroneo convincimento che con la prevista mediaconciliazione obbligatoria si possa deflazionare il carico giudiziario. In realtà le cose andranno in senso opposto. Aumenterà l’esasperazione dei cittadini per non poter adire il giudice; fioccheranno le questioni di incostituzionalità e si incrementeranno le ostilità alla media conciliazione. Si è, oltretutto, autorevolmente sostenuto che l’istituto della mediaconciliazione obbligatoria è incostituzionale perché viziato da eccesso di delega e in contrasto con l’art. 24 Cost.
L’OUA, tra le altre iniziative, insieme ad alcuni Consigli dell’Ordine ed Associazioni Forensi, ha anche presentato ricorso al TAR contro il regolamento attuativo che oltretutto dequalifica la figura del media conciliatore».
Roma, 10 gennaio 2011

LA LETTERA ALLE ISTITUZIONI E ASSOCIAZIONI FORENSI

Carissimi Presidenti e Rappresentanti dell’Avvocatura,
il XXX Congresso Nazionale Forense, con una mozione approvata all’unanimità (presenti più di 1.000 delegati in rappresentanza di 230 mila avvocati), ha affermato che l’Avvocatura non intende avallare un approccio legislativo che possa compromettere il diritto del cittadino al giusto processo.
La crisi della giustizia non si risolve con provvedimenti tampone o con l’introduzione a forza di sistemi obbligatori di media-conciliazione, ma necessita di interventi strutturali a livello legislativo e organizzativo, e l’istituto della mediazione, così come concepito, appare non corrispondente alle direttive europee in merito , nonché in palese contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento.
Tutto ciò premesso, il Congresso ha chiesto agli organi istituzionali e politici dell’avvocatura (CNF e OUA), ciascuno secondo le sue competenze, di adoperarsi presso ogni sede per l’abrogazione dell’ obbligatorietà del ricorso alla mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione e, nelle more, per il differimento dell’entrata in vigore del D.Lvo. 28/2010 in attesa delle modifiche formulate nei seguenti termini:
1) abrogazione della previsione di annullabilità del mandato per omessa comunicazione preventiva al cliente della possibilità della conciliazione;
2) obbligatorietà della difesa tecnica;
3) previsione di un periodo di sperimentazione per valutarne i vantaggi e problematiche;
4) abrogazione della previsione di una proposta del mediatore in assenza di una congiunta richiesta dalle parti;
5) abrogazione di tutte le disposizioni che stabiliscono un collegamento tra la condotta delle parti nel procedimento di mediazione e il processo;
6) previsione della competenza territoriale per gli organismi di conciliazione in correlazione a quella del giudice competente per legge.
Al noto degrado della giustizia civile (mancano anche i fondi per il processo telematico) si unisce l’erroneo convincimento che con la prevista mediaconciliazione obbligatoria si possa deflazionare il carico giudiziario.
In realtà le cose andranno in senso opposto.
Aumenterà l’esasperazione dei cittadini per non poter adire il giudice; fioccheranno le questioni di incostituzionalità e si incrementeranno le ostilità alla media conciliazione.
Si è autorevolmente sostenuto che l’istituto della mediaconciliazione obbligatoria è incostituzionale perché viziato da eccesso di delega e in contrasto con l’art. 24 Cost.
L’OUA, che si è reso promotore della battaglia contro l’obbligatorietà della media conciliazione, chiede sul punto l’unità dell’Avvocatura.
L’OUA, insieme ad alcuni Consigli dell’Ordine ed Associazioni Forensi, ha presentato ricorso al TAR contro il regolamento che dequalifica la figura del media conciliatore.
L’OUA e il CNF, quali soggetti deputati per Statuto alla esecuzione delle delibere congressuali, si devono adoperare perché venga fissato un incontro con il Ministro Alfano al quale sottoporre la mozione congressuale approvata all’unanimità sulla media conciliazione, mozione che per l’appunto prevede di adoperarsi presso ogni sede per l’abrogazione dell’obbligatorietà della stessa, nonchè per l’approvazione delle modifiche ivi indicate.
Molti cordiali saluti.
avv. Maurizio de Tilla


GIUSTIZIA, OUA: SOLIDALI CON LO SCIOPERO DEI GIUDICI DI PACE

6 gennaio 2011

MAURIZIO DE TILLA, PRESIDENTE OUA: “UNA RIFORMA È NECESSARIA, SERVE UN’UNICA MAGISTRATURA ONORARIA PER UNA EFFICACE GIURISDIZIONE LAICA. IL RISCHIO DI PARALISI DEI TRIBUNALI PER LA SCARSITÀ DI FONDI È INGIUSTIFICABILE”

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Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura, Oua, ha espresso forte preoccupazione per il paventato blocco informatico dei tribunali per mancanza di fondi denunciato dall’Anm, e ha dichiarato la solidarietà degli avvocati per lo sciopero proclamato dai giudici di pace.
«La giustizia ha bisogno di idee, di fatti concreti e di fondi – sottolinea de Tilla – c’è un problema di risorse, lo denunciamo da molto tempo e ora il problema rischia di diventare una vera e propria emergenza con il rischio conseguente ad un eventuale blocco informatico dei tribunali. Non solo: dal Governo attendiamo ancora una convocazione per quanto riguarda le molte proposte avanzate in questi ultimi mesi dall’Oua: riforma della magistratura onoraria, razionalizzazione della macchina giudiziaria (tempi certi e celeri dei processi), mediaconciliazione obbligatoria, smaltimento del pendente giudiziario…ecc.
«Ora assistiamo – aggiunge il presidente Oua – al previsto e giustificato sciopero dei giudici di pace, una figura che fa parte di un settore (giudici di pace, got, goa, etc.) che nel panorama della giurisdizione del nostro paese conta circa 10.000 giudici onorari, ai quali sono affidati un milione e cinquecentomila processi civili e penali. Numero che si incrementà per effetto della riforma del processo che eleva la competenza per valore e per materia del giudice di pace (che è giudice di diritto e marginalmente di equità). L’impegno dei giudici laici (od onorari) non è più, quindi, un’emergenza o una soluzione temporanea della giurisdizione. L’OUA ha più volte affrontato l’argomento della magistratura onoraria affidando al Congresso l’approvazione di una serie di mozioni che fissano regole rigorose che andrebbero accolte in una nuova legge ordinamentale che regoli compiutamente la materia.
Non è più possibile configurare una pluralità di giudici onorari nei diversi ambiti della giurisdizione senza prospettare un ruolo e una configurazione unitaria.
La magistratura laica ha diritto ad una compiuta regolamentazione svolgendo una piena attività giurisdizionale di pari livello ed impatto per i cittadini.
«L’OUA – conclude de Tilla – ritiene che la magistratura laica (od onoraria) dovrà essere regolata in maniera uniforme, dovrà essere dotata di rigore e selezione nell’accesso, parità di ruoli, dignità, adeguato trattamento retributivo e previdenziale, sistema di incompatibilità che ne garantisca l’autonomia e l’indipendenza, formazione adeguata, efficienti strutture organizzative e logistiche.
Una legislazione organica della Magistratura laica dovrà improntarsi ai seguenti principi:
1. uniformare tutte le attuali figure di magistrati onorari esistenti nell’ordinamento giudiziario;
2. garantire la pari dignità tra la magistratura togata e la magistratura onoraria, accentuandone l’indipendenza e l’autonomia;
3. selezionare l’accesso anche con esami a concorsi o corsi abilitanti e affidare ai Consigli Giudiziari e ai Consigli dell’Ordine degli avvocati la formazione e l’aggiornamento permanente;
4. prevedere un rigoroso sistema di incompatibilità assoluta;
5. assicurare ai magistrati onorari un adeguato trattamento economico e previdenziale;
6. istituire un organismo di controllo etico con articolazioni territoriali che sia composto da avvocati designati dagli organismi degli avvocati e dalla magistratura togata;
7. eliminare la natura precaria della funzione e risolvere il problema della stabilizzazione almeno parziale della magistratura onoraria.

Roma, 5 gennaio 2010


GIUSTIZIA, IL 2011 CRUCIALE PER IL BUON FUNZIONAMENTO DELLA MACCHINA GIUDIZIARIA

4 gennaio 2011

MAURIZIO DE TILLA, OUA: “SERVE UNO SCATTO DI ORGOGLIO E DI CONCRETEZZA PER IL BENE DEL PAESE E PER EVITARE ULTERIORI CONDANNE DALL’EUROPA SULLA LUNGHEZZA DEI PROCESSI”
Il presidente dell’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura, Maurizio de Tilla, apre il 2011 con una riflessione sullo stato di crisi della giustizia italiana, anche alla luce della recente, ed ennesima, condanna della Corte di Giustizia europea sui ritardi degli indennizzi per chi ha subito processi troppo lunghi. Quindi riprendendo le conclusioni del recente Congresso Nazionale Forense, tenutosi a Genova lo scorso novembre, De Tilla auspica un nuovo corso nelle politiche giudiziarie, fin ad ora emergenziali e deficitarie, invita ad un confronto aperto tra tutti gli operatori del settore e indica una serie di proposte concrete per far uscire il Paese da una situazione di grande difficoltà, rilanciare la competitività, tutelare in modo efficace i diritti dei cittadini e delle imprese.

«I tempi della giustizia italiana – denuncia – confrontati con quelli degli altri paesi europei, sono estremamente lunghi. Il nostro paese si colloca al primo posto in Europa per il numero di condanne subite da parte della Corte Europea per la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e in particolare per non aver determinato un termine ragionevole per le decisioni delle controversie. Occorrono, quindi, interventi incisivi ed urgenti per accelerare i tempi delle sentenze. Nel decalogo OUA (presentato proprio quest’anno) si afferma che non occorrono tanto nuove leggi quanto una più trasparente gestione delle risorse e una puntuale organizzazione degli uffici e del lavoro dei giudici. Il riassetto dell’organizzazione può realizzarsi anzitutto con la creazione dell’ufficio del giudice, l’applicazione di prassi virtuose e l’informatizzazione».

«Mentre – spiega – non possiamo che sottolineare che il tentativo di conferire obbligatorietà alla media conciliazione è destinato a naufragare clamorosamente. Ne è riprova il totale fallimento del tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di controversie di lavoro e di locazione (norme che sono state per l’appunto abrogate). E voglio ricordare che nel Congresso Nazionale Forense, l’Avvocatura ha approvato, all’unanimità, una mozione in cui dichiara con non intende avallare un approccio che possa compromettere il diritto del cittadino al giusto processo che, oltretutto, così come concepito, appare non corrispondente alle direttive europee».

«Le vie da seguire – propone il presidente dell’Oua – sono ben altre: la razionalizzazione del lavoro dei giudici che impone un ufficio efficiente, lo studio del processo, un tentativo di conciliazione nella prima udienza (con l’apporto decisivo degli avvocati), la concentrazione delle udienze istruttorie, una decisione anche immediata.
I giudici devono prestare attenzione alle modalità di gestione dell’agenda, alle tempistiche dedicate alle udienze, ai tempi di rinvio. Occorre concentrarsi nell’attuazione di prassi universalmente condivise, con dialogo tra i giudici, gli avvocati, anche sulla scorta delle indicazioni attuate con il “metodo Barbuto”, volto allo smaltimento dei carichi giudiziari e al contenimento dei tempi processuali. Tre le direttive da seguire per riformare la macchina giudiziaria: l’organizzazione del lavoro dei giudici; l’organizzazione degli uffici amministrativi; l’utilizzo della tecnologia come leva per il cambiamento e supporto all’organizzazione. L’innovazione, inoltre, va agevolata con l’applicazione di un sistema di controllo di gestione, un intervento formativo per i responsabili di progetti, un piano di formazione del personale di cancelleria, l’attivazione via intranet di servizi per cancellieri e magistrati, lo sviluppo di una policy e di iniziative di comunicazione e coinvolgimento di tutti i magistrati. La ultima novella processuale ha abbreviato i termini per gli avvocati ma non ha fissato termini perentori per i giudici».

«Il Congresso Forense – conclude de Tilla – ha anche approvato una mozione nel merito che invita a promuovere provvedimenti in materia di giustizia civile, tra i quali: razionalizzare l’impiego dei magistrati, con periodiche verifiche della loro produttività e del rispetto dei termini; razionalizzare l’impiego del personale amministra¬tivo e riqualificarlo; avviare un serio e generale processo di in¬formatizzazione degli uffici giudiziari e rilanciare il processo te¬lematico; attuare la semplificazione dei riti e delle procedure di notificazione degli atti; assicurare il rispetto delle funzioni di di¬fesa assegnate all’Avvocatura; prevedere strumenti per l’effettiva esecuzione dei provvedimenti giudiziari».

Roma, 3 gennaio 2011