AVVOCATI: responsabilità civile, chiedete al vostro avvocato se è assicurato

4 ottobre 2009

Le continue riforme dei codici di procedura e la sempre più farraginosa legislazione espongono l’avvocato al rischio “errore”.
Il consumatore, oggi, gode di particolare attenzione da parte delle istituzioni e nell’anno 2005, il legislatore, ha approvato il “codice del consumatore” per garantigli maggiore tutela.
Inevitabilmente anche l’avvocato, al pari altri di altri professionisti come medici, notai, ingegneri, ecc., si trova esposto al rischio di azioni per responsabilità civile.
L’avvocato, secondo la giurisprudenza di merito, deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli artt. 2236 e 1176 c.c. quando, in caso di incuria, di ignoranza di disposizioni di legge, di negligenza, oppure nelle ipotesi di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, agendo con dolo o colpa grave, comprometta il buon esito del giudizio.
La responsabilità del professionista, inoltre, può derivare anche dalla violazione dei precetti deontologici, ivi compresi quelli concernenti il dovere di competenza e di aggiornamento professionale.
Ora gli avvocati europei, nel codice deontologico approvato, introducono, per l’iscritto, l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile.
Dunque alla luce di questa situazione è doveroso, per ogni professionista diligente, adeguarsi a questo nuovo indirizzo perché è dovere deontologico di ogni avvocato mettersi in condizione di poter rispondere degli eventuali danni cagionati, al proprio assistito, nell’espletamento del mandato.
Assolvere questo onere significa assicurare la propria attività professionale, con una primaria compagnia di assicurazioni, perché soltanto una adeguata forma assicurativa può garantire all’avvocato non solo la disponibilità dei mezzi necessari per far fronte all’eventuale obbligo di risarcire il proprio assistito, ma anche per tutelare il proprio patrimonio contro questo rischio.
Per concludere, chiedere, oggi, all’avvocato se è assicurato non significa porre dubbi sul rapporto fiduciario, ma rafforzarlo perché il professionista, in tal modo, manifesta una maggiore attenzione agli interessi del proprio assistito.

Annunci