FAMIGLIA CRISTIANA: Lettera al Direttore

27 settembre 2008

Preg.mo Direttore,

 

qualche giorno fa ho letto sul sito dell’ansa l’articolo “F. Cristiana: affondo contro Premier e legge elettorale” che mi ha stimolato la seguente riflessione:

Tralascio la questione relativa ad Alitalia e conflitto d’interessi del Premier perché la prima vicenda è sotto gli occhi di tutti gli italiani i quali hanno sicuramente capito dove stanno le responsabilità (il  PD ha usato la CGIL per ostacolare un secondo grande successo del Governo dopo Napoli), la seconda perché è ormai una questione vecchia che, sembra, non interessare gli italiani.

Vengo invece alla seconda  questione dell’articolo: “Su preferenze pronta porcata numero due” per significarLe il motivo che mi fa dissentire dal Suo argomentare:

Lei sicuramente ricorderà che sulla legge elettorale col voto di preferenza calò, nel 1991, la scure del referendum, voluto da Mario Segni, Augusto Barbera, Antonio Baslini, Aldo De Matteo e Marco Pannella, che vide un solo contrario  Bettino Craxi che invitò i cittadini ad astenersi e precisamente ad “andare al mare”.

Gli italiani, purtroppo, non raccolsero l’invito ed andarono a votare: esattamente il 62,5% degli aventi diritto. Sono ancora vive in me le esultanze dei referendari (tutti, esclusi i socialisti).

Dunque la legge elettorale attuale è figlia di quel voto per cui riproporre il “voto di preferenza” significherebbe violare la volontà popolare e creare le condizioni per ripetere ciò che in passato è stato censurato da moralisti e non, essendo chiaro che, spesso, la popolarità per l’elezione è frutto solo marketing e non di capacità.

Per questo riproporre la legge elettorale per le politiche anche per le Europee non significa scippare i cittadini di un diritto, ma è un atto di giustizia e di coerenza politica.

In ogni caso Lei ben sa che i candidati per il Parlamento sono sempre stati individuati e/o scelti dalle segreterie nazionali dei partiti e la periferia non ha mai potuto nulla: esattamente come oggi!

Cordialità.

Marzio Pecci

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CATTIVA MANUTENZIONE DELLE STRADE? Il sindaco rischia una condanna per lesioni colpose

27 settembre 2008

Con la sentenza n. 36475 del 23 settembre 2008 la Quarta Sezione Penale della Suprema Corte ha affermato la responsabilità penale del Sindaco, con delega ai lavori pubblici, per le lesioni subite da un cittadino a seguito di caduta causata dalla mancata manutenzione della strada.

La responsabilità del sindaco deriva dalla sua qualità. Dice infatti la Corte che “la posizione di garanzia che il sindaco e il responsabile dell’Ufficio Tecnico del comune assumono sulla base di una generale norma di diligenza, impone agli organi dell’amministrazione comunale, rappresentativi o tecnici che siano, di vigilare nell’ambito delle rispettive competenze per evitare situazioni di pericolo ai cittadini, situazioni di pericolo derivanti dalla non adeguata manutenzione e dal non adeguato controllo dello stato delle strade comunali.

Conclude la Corte affermando che non è richiesto al Sindaco di effettuare perlustrazioni o ronde, ma di attivarsi per avere, attraverso le varie articolazioni operative dei competenti uffici, le informazioni necessarie sullo stato delle strade comunali nonchè per adottare i provvedimenti organizzativi e dispostivi specifici per la eliminazione dei pericoli accertati o comunque segnalati.


BRUNETTA: Veltroni si assume i meriti per la trattativa Alitalia? Lasciamoglielo credere

26 settembre 2008

“Se lo dice lui, lasciamoglielo credere”. Cosi’ si è espresso il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta a proposito della rivendicazione da parte del leader del pd, Walter Veltroni, di meriti a riguardo del percorso verso una soluzione della vicenda Alitalia.
Una soluzione che per Brunetta è  “ottima. Questa vicenda e’ complicata. Alitalia perdeva tra uno e due milioni di euro al giorno da almeno dieci anni Non era piu’ in grado di reggere la concorrenza internazionale per tante ragioni. Ho detto tante volte per cattiva politica e cattivo sindacato, e per privilegi vari e il risultato e’ che doveva essere privatizzata. Noi l’abbiamo privatizzata forse troppo tardi. Speriamo non sia troppo tardi. La privatizzazione consente quanto meno di avere partnership utili a livello internazionale . Sara’ poi Cai a decidere con chi allearsi. Il mercato c’e’, l’Italia e’ un buon mercato per un vettore aereo che abbia la tradizione di Alitalia, ma la possibilita’ espansiva europea e non solo. Penso che quella trovata sia un’ottima soluzione”.


RICCIONE: PD e maggioranza, ovvero la casta nel frullatore

24 settembre 2008

L’estate “Caporetto” avvelena la maggioranza del sindaco Imola e ci fa chiedere: ma da chi siamo amministrati?

Già una decina di giorni fa avevo suggerito ai compagni dei DS di concentrarsi sull’amministrazione lasciando perdere le “primarie delle figurine” perché la città non può patire la litigiosità del PD e quella tra il PD e le altre forze della maggioranza.

La vicenda Palacongressi e la crisi del Presidente Montanari, le dichiarazioni inopportune sulle Terme, il fallimento dei grandi progetti (Futurismo, porto, piazzetta palacongressi, viale Ceccarini, ecc.), l’uscita ed il rientro dei comunisti dalla Giunta, l’uscita del consigliere Prioli dal gruppo PD, il siluramento di Fantini dalla Geat, la revoca della candidatura della Cevoli alla Geat, la fratricida lotta tra Galli e Pironi per la candidatura a sindaco esprimono la grave confusione in cui versa la Giunta e la maggioranza intera.

E’ evidente a tutti che tale situazione non permette di pensare a far crescere la città, ma limita “la casta”  locale alla sola gestione del solo potere.

Il sindaco e la Giunta ci avevano promesso cinque anni di sviluppo economico che avrebbe fatto cambiare il “passo” alla città, invece dopo quattro anni di governo ci troviamo una città brutta ed un turismo in crisi.

La maggioranza ha fallito nella promozione della nuova immagine della città e nella conquista del nuovo turismo; ancora una volta gli imprenditori hanno dovuto fare affidamento sulle loro energie.

Il sindaco e la Giunta ci avevano fatto credere che avrebbero costruito una nuova città ricca di infrastrutture invece ci ritroviamo uno stadio del nuoto ed un Palacongressi che si reggono solo per i finanziamenti che vengono ripetutamente chiesti alle banche alle quali, prima o poi, dovranno essere restituiti con gravi ripercussioni sul bilancio comunale. E’ noto a tutti gli imprenditori e ad ogni buon padre di famiglia che non si possono contrarre debiti all’infinito perché se si entra nella spirale debitoria se ne esce solo col fallimento.

Per evitare ciò credo sia giunto il momento di cambiare il passo perché il PD e la sinistra intera, anche a livello locale, stanno dimostrando il loro fallimento esattamente come è avvenuto per il governo Prodi.

Occorre, dunque, trovare nuove teste pensanti cioè degli  amministratori che siano imprenditori del progresso, che rifiutino l’assistenza (come sono i Verdi ed i Comunisti) e le logiche dell’attesa passiva e della rassegnazione (come accade per i Socialisti Democratici Italiani e per gran parte del PD).

Anche a Riccione occorre che i cittadini scelgano un’amministrazione che amministri esattamente come hanno fatto gli italiani un anno fa quando hanno scelto un governo che governasse.

La scelta si è rivelata giusta ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: emergenza rifiuti, detassazione degli straordinari, piano casa, abolizione Ici, sicurezza, censimento campi nomadi, scuola, ecc. sono tutti i problemi risolti in pochi mesi.

Sono certo che anche Riccione con un’amministrazione di centro destra diventerebbe migliore.


ALITALIA, BRUNETTA: Alitalia mostro della cattiva politica, del cattivo sindaca

20 settembre 2008

Quanto avvenuto è il risultato di una cattiva politica e di un cattivo sindacato. E’ l’analisi fatta dal ministro della P.A. e Innovazione, Renato Brunetta, parlando dal Palalexus di Cortina d’Ampezzo. Con i 34 miliardi di euro persi in 15 anni ha ricordato Brunetta, “si fanno dieci ponti sullo stretto di Messina, si rinnovano per tre volte tutte le scuole d’Italia e altrettanto si cambia la sanità”. Brunetta ha concluso: “Alitalia è un mostro della cattiva politica, del cattivo sindacato”.


Di Pietro l’avvoltoio piomba a Fiumicino

19 settembre 2008

Di Pietro dell’Italia dei Valori, alleato del PD, è diventato il tuttologo del nulla. E’ intervenuto a Matrix (su canale 5) ed a Primo Piano (su Rai 3) per disquisire sulla vicenda Alitalia facendo affermazioni astruse ed inutili.

E’ vero che il Paese è fatto di tante tricoteuses, ma non riusciamo a capire come si possano  applaudire le considerazioni di Di Pietro soprattutto da parte di un pubblico composto da capi-famiglia che rischiano di rimanere senza lavoro a causa dell’ottusità di alcuni sindacalisti.

Oggi Filippo Facci, di cui apprezziamo l’acume, ha redatto un ottimo pezzo su Di Pietro che riproponiamo:

Stai male? Hai problemi? Stai perdendo il lavoro? Ti stanno licenziando? Beh, non è finita: tra poco arriverà pure Di Pietro. Il presente è grigio, il futuro è nero, la salma è quasi fredda, ma fa niente: c’è già un becchino alla tua porta. È lui, è il Pupazzone, quello che arrestava i ricchi per consolare i poveri: non ha niente da dire, ma lo dice male. C’è da corteggiare sfortunati e frustrati, invasati e gente in difficoltà, l’Italia dei malori: e lui non può mancare, ieri è arrivato a Fiumicino poco prima delle 16 e certo, ovvio, aveva già trovato qualcuno a cui dare la colpa. Piloti, impiegati e servitrici di snack (dolci o salati) l’attorniavano come si fa col Gabibbo e invocavano «Giustizia!», gli dicevano «Bravo!». Lui li ha ripagati con la consueta suadenza, promesse di arresti: «Denuncerò personalmente al procuratore generale della Corte dei conti, al procuratore generale della Repubblica di Roma e all’Autorità antitrust, perché pensiamo che esistano delle violazioni di legge nella procedura di vendita di Alitalia…». Bravo. Giustizia. È colpa del Commissario, è colpa del governo. «Questo ultimatum che ha tutto il sapore di un’estorsione aggravata». Giustizia. Bravo. «La procedura è a dir poco immorale. Io credo che sul piano tecnico… ». E qui ci fermiamo, c’è un limite anche alle cazzate. Cioè, Di Pietro concorda con la Cgil: lui che non ha mai aderito a un sindacato in vita sua, lui che nel dicembre 1991 era uno dei tre magistrati italiani che non aveva scioperato contro le esternazioni di Cossiga. Di Alitalia non sa nulla, non ha proposto nulla, spara a caso. Il 17 marzo scorso disse questo: «Quella di Air France è un’offerta umiliante, un danno per la compagnia, per le maestranze, per il Paese, una proposta finalizzata unicamente al profitto dell’offerente». Il 23 luglio ha detto il perfetto contrario: «Il governo ha mandato sul lastrico cinquemila persone» mentre loro, anzi «noi», «avevamo trovato una soluzione e un compratore che salvavano il personale». Quale? Air France, l’offerta che aveva definito umiliante. Di Pietro straparla, ma tanto chi l’ascolta? Ieri sera i piloti-kamikaze hanno detto questo: «Si voleva gettare a mare Fiumicino per fare spazio ancora una volta a Malpensa, che ha già fallito tutti i suoi obiettivi». Di Pietro il 17 marzo aveva detto quest’altro: «Malpensa, da sola, vale dieci volte Alitalia e dovremmo tutti impegnarci per salvaguardarla». Però ieri i piloti lo applaudivano. Giustizia. Bravo. Applausi come in certi funerali del Sud, mentre sfila la bara.


Alitalia: il piano Fenice smentisce Veltroni

16 settembre 2008

La politica moderna che il Popolo della Libertà, unitamente alla Lega, intende svolgere è quella dei fatti e non delle chiacchere.

Sul salvataggio di Alitalia l’on. Bersani e l’on. Veltroni hanno detto in questi giorni molte cose inesatte e non vere.

A conferma dell’assunto basta leggere i punti principali del piano Fenice che sono:

  • La nuova compagnia di bandiera si chiamerà Compagnia Aerea Italiana e metterà insieme Alitalia e AirOne, per meglio competere sul mercato interno e internazionale.
  • Il governo ha nominato Augusto Fantozzi nuovo commissario di Alitalia, con il compito di gestire l’amministrazione straordinaria della compagnia e la cessione alla nuova compagnia aerea degli asset competitivi di Alitalia.
  • I soci della nuova compagnia hanno il vincolo di rimanere nel capitale della società fino al 2013. Nell’arco del primo triennio è previsto il ritorno all’utile della società
  • La realizzazione del piano è subordinata al preventivo accordo con i sindacati. Condizione presente anche nel corso delle trattative con Air France. Proprio l’assenza del consenso dei sindacati fece saltare l’accordo.
  • Tutti i dipendenti della nuova società dovranno sottoscrivere un nuovo regime contrattuale. Per il personale navigante è previsto un aumento delle ore volate: dalle attuali 550 si passerà a 650 per arrivare a 700 a fine piano.
  • Per gli aeroporti viene superato il concetto di hub a favore di una strategia multipunto. In totale ci saranno 75 destinazioni, in particolare 16 intercontinentali. L’aeroporto di Milano Linate sara’ dedicato al collegamento con Roma. In Italia saranno create quattro nuove basi: Napoli, Catania, Venezia e Torino.
  • La flotta della nuova società sarà ampiamente rinnovata e conterà inizialmente su 137 aeromobili, per portarsi a 158 unità nel 2013.
  • Il personale in esubero non sarà abbandonato a se stesso: è previsto un piano di sostegno della durata di sette anni, quattro anni di cassa integrazione e tre di mobilità, per consentire a tutti di ricollocarsi nel mondo del lavoro, rigorosamente in imprese private.
  • I possessori di azioni Alitalia che non accetteranno di convertire le loro azioni in quelli della nuova società saranno rimborsati con le risorse dei fondi per le vittime di frodi finanziarie, alimentati dalle giacenze sui “conti bancari dormienti”, inattivi da più di dieci anni.