La democrazia è partecipazione

La “democrazia è partecipazione” cantava Giorgio Gaber. Da qui nasce l’idea del Blog per consentire ai cittadini di partecipare alle decisioni della politica ed essere protagonisti.

La politica non può essere limitata al ristretto ambito delle sedi istituzionali con l’intervento sul provvedimento in discussione oppure con l’articolo sulla stampa o, ancora, con la ripresa televisiva, ma deve aprirsi ai cittadini e coinvolgerli perché solo così si risolvono i loro problemi reali.

Con questo Blog voglio rivolgermi, in particolare, ai giovani (che non sono per niente “bamboccioni” come dice il Ministro T. Padoa Schioppa) ed a tutti quelli che hanno un interesse “anche” per la politica affinché trovino le ragioni per un loro impegno attivo.

In buona sostanza voglio loro offrire una struttura dinamica dove è facile entrare e contare senza il timore della struttura che il partito tradizionale offre.

La politica è impegno sociale e diffusione di valori che hanno lo scopo di far crescere la società.

Purtroppo, oggi, molti partiti sono privi di valori e non rispondendo a nessuno finiscono per fare i loro interessi e favorire l’antipolitica.

Si potrebbe meglio dire che la bancarotta dei valori, cui hanno partecipato tutti i partiti della prima Repubblica e gran parte di quelli nati nella seconda, ha determinato, in questi anni, la crisi delle istituzioni, un grave deficit di democrazia ed un ulteriore impoverimento dei cittadini.

Oggi siamo tutti più poveri e meno liberi!

Questa situazione non è più tollerabile per cui o il governo e la politica iniziano a risolvere i problemi del Paese oppure bisogna “mandarli a casa” perché il tempo è scaduto.

Io credo che la politica debba inviare da subito un segnale di cambiamento perché, come dice Yulia Tymoshenko, “se le famiglie lottano ogni giorno per far quadrare i conti altrettanto deve farlo il Governo del Paese”

Ed allora una prima risposta di buona politica, all’antipolitica ed alla “Casta” di G. Stella, è quella di ridurre, da subito, il 50% dei ministri, vice-ministri, sottosegretari, assessori regionali, provinciali e comunali ed abolire i consigli di quartiere per le città che hanno meno di 500.000 abitanti.

Questo sarebbe un vero segnale di “rottura” con la politica del passato e con quella più recente.

Io ho deciso di continuare la mia professione e di impegnarmi ancora di più in politica perché credo che questo Paese possa cambiare. Concludo dicendo: “Il grado dell’intima forza e dell’integrità dell’individuo dipende dalla intensità con cui egli crede nei valori che lo muovono” (R. May), io ci credo.

Marzio Pecci

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