Giustizia: un dramma tutto italiano

24 Luglio 2008

Riprendo il filo del discorso sulla magistratura. Anzi, sui giudici, vincitori di concorso e facenti parte di un «ordine», secondo lettera costituzionale, i quali, oggi, sono diventati, nei fatti, un soggetto politico. Cossiga ha, ancora una volta, ragione. La magistratura è, oggi, un soggetto politico a tutti gli effetti e non guarda più in faccia a nessuno. Destra o sinistra, pari sono. Da buon soggetto autonomo, politicamente agente e istituzionalmente configgente. Questo è il vero dato della crisi italiana. La quale non ha più riferimenti istituzionali, perché il Presidente della Repubblica si è ben pronunciato sul ruolo dei magistrati e D’Alema, insieme a Violante, hanno posto il problema dell’auto-referenzialità politica della magistratura. Anche pezzi del mondo rappresentativo dei Pm non è propriamente giacobino, occorre aggiungere. Il nodo della crisi italiana è legato ad una duplice realtà: da un lato, la cronica debolezza della politica, che non riesce neanche a far passare la più banale delle «riforme», l’immunità degli eletti, che circola in ogni parte del mondo civile occidentale; dall’altro, il cortocircuito in atto tra la politica operante sui territori e il corpo sociale, che, come ha mostrato il Censis, vuole più Stato, ma non per questo crede di più nei politici.

Un dramma tutto italiano, frutto dello sfracello di Tangentopoli, con la delegittimazione di massa di cinquant’anni circa di vita democratica. E’ chiaro, allora, che sfaldato il lessico politico, oggi si guardi al meno credibile degli oppositori, Di Pietro, per «fare opposizione». L’ho riscontrato in un dialogo sereno con un giovane, credo napoletano, sicuramente meridionale (non a caso), sul treno Euronight diretto a Vienna, ore 19,30 circa di un venerdì come tanti. <<Io credo soltanto a Di Pietro!». «E perché?». «Perché è l’unico che, concretamente, dice sì o no a Berlusconi, gli altri non si capisce cosa vogliano fare». Perfetto. E’ il vertice dell’anti-politico (non solo dell’anti-politica, ma di qualunque fattore politico e pubblico in quanto tale) che si pone come baluardo di ciò che, sempre il linguaggio delirante dell’anti-politico, assume come il «Regime», cioè «Citizen Berlusconi», l’uomo Berlusconi come tale. Questa è l’ «opposizione» che riemerge, dopo il tracollo del progetto del Pd, un tracollo che anche noi non avremmo voluto così secco e repentino. Questo è il punto. Il collasso sistemico porta con sé il tracollo del Pd, che nasce per riequilibrare un sistema impazzito. E che anche lui non può riformare, perché una parte della sua cultura politica e del suo destino è legato ad esso, così com’è oggi.

Questo è il paradosso del Pd: il paradosso dell’asino. L’asino, posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza non sa scegliere quale iniziare a mangiare, morendo di fame nell’incertezza. E’ il destino del Pd, un soggetto politicamente irrisolto e creatore di tipi umani e politici parimenti irrisolti. Veltroni è il paradigma di quest’antropologia politica. Non c’è niente da fare: in un contesto del genere, il dialogo si traduce giocoforza in «dialoghismo». Giannini l’ha scritto sulle colonne de La Repubblica: il «dialoghismo» è tramontato. Appunto, l’ideologia della Legislatura post-prodiana, dopo l’attorcigliamento sistemico che ha inferto il colpo (quasi) di grazia alla democrazia come realtà istituzionale. In salsa tecnocratica. L’iniziativa del Pdl deve muovere dalla consapevolezza di una crisi di questo portata e deve, di conseguenza, far valere l’unico criterio democratico legittimato dal popolo sovrano: i rapporto di forza. Oltre i quali, c’è la magistratura politica a fare quadrato. Contro la democrazia.

 Raffaele Iannuzzi


CASELLATI: L’impegno del governo è voltare pagina sulla giustizia

24 Luglio 2008

“E` ora di voltare pagina e di riformare il sistema Giustizia, così da rispondere davvero alle attese dei cittadini. Cinque milioni di cause civili pendenti a fine 2007 ci dipingono un quadro non solo allarmante, ma addirittura devastante. Il governo Berlusconi ha un obiettivo ben preciso: realizzare una grande riforma, per tutelare tutti i cittadini, che chiedono di avere, finalmente, una giustizia giusta”.
Lo ha affermato il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati, che ha ribadito la priorità assegnata dal governo alla riforma della Giustizia.